(n)Euro 2016 – Tutti in Francia! (#01)

Amici, ma soprattutto amiche (cit.),

Venerdì 10 giugno partono gli europei di calcio e, come già successo durante i mondiali brasiliani di due anni fa, questo blog si rianimerà con un vigore tale da fare invidia al buon vecchio Lazzaro di Betània e proverà a rispondere ad alcune delle domande che da mesi attanagliano i tifosi di tutto il continente, quali per esempio «Chi fermerà i robot tedeschi?», o ancora «Chi si sbronzerà prima, gli irlandesi o i nord-irlandesi?», ma soprattutto «Quanto farà schifo l’Italia da 1 alla birra al limone?».

Ma se nel 2014 ero un laureando cazzeggiatore con una discreta quantità di tempo libero a disposizione, in questi giorni trovare spazio per il blog è molto più difficile. Ecco perché ho chiesto a dei fini conoscitori del giuoco del pallone (e del mondo WordPress) di supportarmi in questa maxi-rubrica di durata mensile.

E allora magno cum gaudio vobis nuntio che a farmi compagnia saranno nientepopodimeno che il sommo Zeus , il felpato Gintoki e la pungente Colpoditacco, tre stimati opinionisti sportivi nonché esimi perpetratori di cazzeggio indiscriminato. Insieme cercheremo di portarvi il meglio (e il peggio, soprattutto il peggio) di quanto tifoserie, allenatori e giocatori sapranno offrire sui campi francesi – al momento in gran parte allagati.

Ancora qualche giorno e si parte: che il pigiama di Gábor Király sia con voi (e con noi). Nella speranza che il tifo europeo non faccia rimpiangere quello sudamericano.

#05 – Mattatoio N. 5 (+Wellentheorie)

Oggi un post in edizione speciale: la sempre brillante Wellentheorie (se non avete mai letto il suo blog, rimediate – è fantastico) ha offerto il suo contributo su una delle letture di inizio anno. E qui i contributi altrui sono sempre ben accetti, soprattutto quando le recensioni latitano. Di seguito trovate i nostri pensierini.

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Cosa:
[W] Mattatoio n. 5, o La crociata dei bambini (Danza obbligata con la morte)

[F] Slaughterhouse-Five, or The Children’s Crusade: A Duty-Dance with Death

Chi:
[W/F] Kurt Vonnegut

Quando:
[W/F] 1969

Dove:
[W] principalmente Dresda in Germania, Ilium nello stato di New York, il pianeta Tralfamadore

[F] Germania e USA, ma soprattutto nella testa bacata di Billy Pilgrim

Come:
[W] italiano (Feltrinelli, 2003, traduzione di Luigi Brioschi)

[F] American English

Perché:
[W] Se avete visto Lost, vi ricorderete il personaggio di Desmond Hume.

lostdesmondDovreste anche sapere che la serie è piena di riferimenti letterari, più o meno espliciti. L’intero episodio “The Constant” è una grossa citazione di Mattatoio n. 5: Desmond viene sbalzato avanti e indietro nel tempo (tra il 1996 e il 2004), proprio come Billy Pilgrim, e viene definito da Daniel Faraday “unstuck in time”, proprio come Billy Pilgrim (il secondo capitolo di Mattatoio n. 5 inizia così: “Listen: Billy Pilgrim has come unstuck in time”, che in traduzione italiana si banalizza tristemente “Ascoltate: Billy Pilgrim ha viaggiato nel tempo”). È questo il motivo per cui ho letto il romanzo di Vonnegut, e per cui ringrazio ogni giorno gli sceneggiatori di Lost.

[F] Perché di Vonnegut avevo letto la sua raccolta postuma di commencement speeches, che non mi aveva convinto più di tanto, e allora avevo deciso di ritentare con il suo romanzo più celebre.

Sunto:
[W] L’intera trama è riassunta nelle prime due-tre pagine del secondo capitolo: Billy Pilgrim, ventenne, partecipa alla seconda guerra mondiale, viene fatto prigioniero dai tedeschi, assiste e miracolosamente sopravvive al devastante bombardamento di Dresda. Torna nella città natale, e circa venticinque anni dopo racconta pubblicamente per la prima volta dei propri viaggi nel tempo: Billy Pilgrim, involontariamente, senza preavviso, viaggia ripetutamente avanti e indietro, ritrovandosi in diversi momenti della propria vita. Il romanzo segue il filo di questi viaggi, con una narrazione non lineare che alterna il racconto dell’esperienza della guerra in Europa a momenti della vita civile (il matrimonio, il ricovero per esaurimento nervoso, il lavoro di ottico,…).

indexQuesto stratagemma narrativo permette di preparare con cura il racconto degli eventi più drammatici: il bombardamento di Dresda del febbraio 1945, che viene descritto verso la fine del libro e acquisisce grande impatto emotivo, e la morte di Edgar Derby (non vi spoilero niente: se ne parla fin dall’incipit), lasciata per l’ultima pagina – una morte singola, ironica e paradossale che si pone in confronto con il bombardamento che ha ucciso migliaia di persone.

[F] Billy Pilgrim, 20enne americano rachitico e ingenuo, sta alla guerra in trincea come Jane Austen sta al vajazzling. E infatti quando Billy viene rapito dagli alieni e costretto a riprodursi con una pornostar davanti agli abitanti del pianeta Tralfamadore, la verosimiglianza del racconto quasi aumenta. Il bombardamento di Dresda è l’evento portante del libro, ma resta sullo sfondo, soprattutto nella sua fattualità storica. In primo piano ci sono Billy, il suo continuo fluttuare nello spazio-tempo e il leggero, inesorabile e a tratti grottesco incedere della Morte.

Bonus:
[W] Nonostante sia generalmente considerato un romanzo di fantascienza, Mattatoio n. 5 è più che altro un omaggio alla fantascienza: due dei maggiori temi fantascientifici, i viaggi nel tempo e l’incontro con gli alieni, sono presenti ma non costituiscono il fulcro della storia, e possono anzi essere interpretati come illusioni di cui il protagonista Billy Pilgrim si è autoconvinto per razionalizzare il trauma della guerra e di tutte le morti che ha affrontato. E considerando che l’esperienza bellica di Billy Pilgrim rispecchia in buona parte quella di Vonnegut, il libro può essere visto come il modo trovato dall’autore per elaborare il proprio vissuto attraverso la lente della fantascienza. La stessa letteratura fantascientifica compare nella narrazione, materializzata nei romanzi collezionati da Eliot Rosewater, che diventano la lettura preferita di Billy Pilgrim, e nel personaggio dello scrittore Kilgore Trout. Oltre alla semplice storia che racconta, Mattatoio n. 5 è una riflessione sullo scorrere del tempo, della storia e della vita personale, sull’accettazione della morte, sulla necessità, per rimanere “sani” di mente e convivere con la realtà, di “impazzire” un po’ e fuggire nell’immaginazione, nella letteratura, nel pensiero di creature e culture extraterrestri. È anche un libro contro la guerra, pur nella consapevolezza che un libro non impedirà le guerre così come non fermerà i ghiacciai. Significativamente, è stato ultimato nel 1968, anno in cui la guerra in Vietnam raggiunse livelli spaventosi di violenze e costi umani, lo stesso anno in cui due attentati tolsero la vita a Martin Luther King e Robert Kennedy. La guerra in Mattatoio n. 5 viene presentata nella sua concretezza e piccolezza, appare distruttiva e insensata, e toglie dignità ai suoi partecipanti, che non sono eroi né uomini valorosi, ma ragazzini (per questo, come è spiegato nel primo capitolo, il titolo alternativo è La crociata dei Bambini) coinvolti inevitabilmente in qualcosa troppo più grande di loro. Di Billy Pilgrim qualcuno dice: “Questo non è un uomo. È un aquilone rotto”, e il commento riassume bene che il nostro protagonista non “dà prova di grande valore e coraggio affrontando gravi pericoli e compiendo azioni straordinarie” (http://www.treccani.it/vocabolario/eroe/), ma assomiglia di più a una carta in balia del vento, e per di più malconcia.

[F] La delicatezza dello stile di Vonnegut è sublime, a ogni “so it goes” – il libro ne è pieno – sembra quasi che la Morte accarezzi lo sventurato di turno prima di portarlo con sé. Affidando il ruolo di protagonista a un inetto come Billy Pilgrim, un non-eroe, l’autore non si è inventato nulla, ma la scelta risulta parecchio azzeccata se collocata nel contesto della guerra, in cui tutti – soldati, scrittori, contadini, ladri, professori – vengono sballottati qua e là come palline in un flipper.

Malus:
[W] c’è da dire che se vi piacciono le trame avvincenti, con colpi di scena inaspettati, eroi coraggiosi che lottano contro i cattivi, combattimenti e amori emozionanti, ecco, no, questo libro non è per voi. Mattatoio n. 5 è, per sua stessa ammissione, simile ai romanzi del pianeta Tralfamadore, nei quali “Non c’è principio, parte di mezzo o fine, non c’è suspense, né morale, né cause ed effetti”. Sempre a questo proposito, si veda anche la seguente citazione.

[F] Ogni tanto la narrazione dell’autore, piena di curve spigolose e improvvise deviazioni e folli inversioni a U da ritiro della patente immediato, appare un po’ fine a se stessa. Il capitolo introduttivo, prima ancora della comparsa di Billy Pilgrim, è stato snervante, giuro. Sia chiaro, sono uno strenuo difensore dell’assurdo in quanto modo di raccontare i fatti, specialmente quando c’è una guerra di mezzo, ma ogni tanto i deliri (in senso buono) di Vonnegut mi sono sembrati un po’ gratuiti.

Supercit.:
[W]

Quasi non ci sono personaggi, in questa storia, e quasi non ci sono confronti drammatici, perché la maggior parte degli individui che vi figurano sono malridotti, sono solo trastulli indifferenti in mano a forze immense. Uno dei principali effetti della guerra è, in fondo, che la gente è scoraggiata dal farsi personaggio.

[F]

“The most important thing I learned on Tralfamadore was that when a person dies he only appears to die. He is still very much alive in the past, so it is very silly for people to cry at his funeral. All moments, past, present, and future, always have existed, always will exist. The Tralfamadorians can look at all the different moments just the way we can look at a stretch of the Rocky Mountains, for instance. They can see how permanent all the moments are, and they can look at any moment that interests them. It is just an illusion we have here on Earth that one moment follows another one, like beads on a string, and that once a moment is gone it is gone forever. “When a Tralfamadorian sees a corpse, all he thinks is that the dead person is in bad condition in that particular moment, but that the same person is just fine in plenty of other moments. Now, when I myself hear that somebody is dead, I simply shrug and say what the Tralfamadorians say about dead people, which is ‘So it goes.’”

Consigliato a:
[W] be’, io lo consiglio a tutti.

[F] lettori in cerca di una prospettiva originale sui concetti di guerra e tempo; estimatori di Catch-22, di Joseph Heller; ufologi.

Curiosità:
[W] ci sono personaggi e luoghi immaginari, come Kilgore Trout, Howard W. Campbell Jr., e la città di Ilium, che ricorrono in vari libri di Vonnegut. Tanti altri elementi di Mattatoio n. 5 sono invece assolutamente reali, a partire dal bombardamento di Dresda. Ma anche i personaggi del capitolo iniziale (Bernard V. O’Hare e la moglie Mary, il taxista tedesco Gerhard Müller), ai quali il romanzo è dedicato, sono reali. Il figlio di Bernard V. O’Hare, che si chiama come il padre, ha anche un blog (http://lehighvalleyramblings.blogspot.it/). Soprattutto, il mattatoio in cui Billy Pilgrim e gli altri prigionieri di guerra sono tenuti a Dresda esiste davvero, ed è lì che è stato davvero Vonnegut nel 1945. L’edificio c’è ancora e lo si può visitare durante il “Kurt Vonnegut-Tour” (http://www.kurtvonnegut-tour.com/). Se invece vi state chiedendo della fotografia sconcia con la ragazza e il pony e della pornoattrice Montana Wildhack, be’, quelle sono inventate.

[F] Al mondo, incredibile ma vero, esistono ancora persone che vorrebbero vietare determinati libri. L’American Library Association, la più antica associazione bibliotecaria al mondo, registra le richieste di divieto formulate dai lettori di tutti gli States. Ebbene, Slaughterhouse-Five è al 29° posto nella classifica assoluta dei classici più contestati. Al primo posto, The Great Gatsby. Se si considerano invece le richieste di ban nel decennio 2000-2009, in cima alla classifica c’è la serie di Harry Potter.

Maledetti bigotti.

[Inserisci post sul 2016 qui]

Fermo restando che continuo a considerare settembre, e non gennaio, il mese ideale per buoni propositi e coraggiose risoluzioni, ammetto di aver trascurato il blog a tal punto da individuare nell’arrivo del nuovo anno – evento che genera in me portentose vampate di indifferenza – un ottimo pretesto per scrivere qualche riga sconclusionata, giusto per togliersi la ruggine di dosso. L’ispirazione ci deve trovare già all’opera, dopotutto, e io mi fiderei di uno che ha avuto successo dipingendo donne con le tette a rombo.

Anche nel 2015 l’obiettivo di leggere 52 libri, uno per settimana, non è stato raggiunto. Parto bene, convivo per un paio di mesi con l’ansia da prestazione, quindi getto la spugna. Che poi uno dice: «Va be’, ma è la qualità che conta, mica la quantità!». Giusto. Ma anche sotto questo aspetto le soddisfazioni sono state poche. Il Maestro e Margherita e la prima parte della Trilogia della città di K. meritano parecchio, ma per il resto c’è stato poco di cui entusiasmarsi. Si spera in letture migliori, insomma. Se avete consigli, sono tutt’orecchi.

Passando a cifre più piacevoli, Strava mi ricorda che nel 2015 ho corso per 910 km, il che non è affatto male. Certo, poi vado sui forum specializzati, leggo di gente che fa 400km al mese e mi sgonfio all’istante. (A quel punto ripenso ai tempi del liceo e alle performance disastrose nel test di Cooper, e mi sento un filo meglio.)

In ogni caso, ho deciso che nel 2016 parteciperò per la prima volta a una corsa agonistica, molto probabilmente alla Stramilano (mezza maratona) a marzo. Ventuno kilometri sono una distanza impegnativa ma non portano con sé i carichi di lavoro – fisico e psicologico – necessari per affrontare come si deve una maratona. Per quella, salute permettendo, ci sarà tempo più in là.

(A proposito di salute, forse proprio a causa degli allenamenti di inizio settimana, ho subito barattato lo spumante e i flûte con cui ho brindato all’anno nuovo con una confezione famiglia di fazzoletti di carta, svariate compresse di Santa Tachipirina e abbondanti spalmate di Vicks Vaporub. La lotta contro il muco dilagante è sempre attuale, che manco l’Isis.)

In attesa di avvenimenti più significativi e cronache più ispirate, alcune comunicazioni di servizio:

  1. La rubrica C.L.I.C. chiuderà i battenti con il prossimo episodio. Da quel momento in poi, a ogni libro letto e recensito corrisponderà un singolo post. Post più corti e, si spera, più frequenti.
  2. Sono alla ricerca di un nuovo nome per il blog, sia per il titolo che per il dominio). L’inglese va benone, l’italiano pure, perfino il latino potrebbe fare la sua porca figura (avevo pensato a quousquetandem.wordpress.com, salvo poi scoprire che qualcuno ci aveva già pensato). L’olandese sarebbe un po’ troppo elitario, temo. Ogni suggerimento è benaccetto.
  3. Sono alla ricerca di nuovi blog da leggere. Possibilmente interessanti, eh. Se avete voglia di condividere alcune delle vostre letture preferite, avrete la mia gratitudine.