[FM18] Caduta libera

Football Manager è un videogioco manageriale di simulazione calcistica. All’indomani della clamorosa mancata qualificazione dell’Italia dai mondiali di Russia 2018, gli obiettivi sono due:

– salvare il Benevento dalla retrocessione;
– diventare CT della Nazionale azzurra.

Qui gli scorsi episodi: #0 Ventura scànsate, #1 Di tamarri, Bostik e malattie veneree, #2 Clamoroso al Vigorito, #3 Formiche azzurre e bulldozer tamarri, #4 Come il gol di Brignoli, #5 Piccoli problemi di cuore, #6 Spareggioni soporiferi


Giugno si avvicina, la stagione calcistica è agli sgoccioli, e forse proprio per questo ha senso riportare alla luce le vicende virtuali del nostro amato Benevento.

Nonostante un girone di ritorno scoppiettante, le Streghe hanno pagato il nulla cosmico prodotto da agosto a gennaio, sei mesi in cui i numerosi carneadi in rosa (quali nonni racconteranno ai nipotini le imprese di Costa, Letizia e Di Chiara?) si sono prodotti in prestazioni deprimenti e sciagurate, con innumerevoli punti gettati via in zona Cesarini. L’arrivo del nuovo allenatore De Zerbi e la semi-rivoluzione del calciomercato di gennaio hanno portato un gioco nettamente più propositivo e alcune storiche vittorie, come quella a S. Siro contro il Milan, ma tutto ciò non è bastato.

Les jeux sont fait. Alea iacta est. L’è scapàda la quàja. Benevento di nuovo in B e già vedo appassionati secernere palate di nostalgico rimpianto per una squadra che entra di diritto tra le più scarse mai comparse in Serie A – anche se l’Ancona del 2003/04 resta irraggiungibile (e se “Ancona 2003/04” non vi dice niente, vi consiglio questo articolo per rinfrescarvi la memoria e spendere qualche lacrimuccia).

Ma accantoniamo il dovere di cronaca e passiamo al vero impulso di questa faceta narrazione, ovvero la stagione parallela di un Benevento in codice binario che su Football Manager vorremmo guidare a una tranquilla e gioiosa salvezza. Sebbene i giocatori in campo siano pressoché gli stessi zozzoni che hanno fatto retrocedere le Streghe ad aprile (a livello matematico, perché nell’anima erano retrocesse già a ottobre), nel gioco le corse e le pedate dei giallorossi sono state ben più foriere di soddisfazioni.

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Amichevoli prestagionali: una marcia regale. Primo impegno ufficiale: 1-0 cinico in Coppa Italia. Esordio in Serie A: pareggio in casa contro i sei (ormai sette) volte campioni d’Italia. E poi il pareggio a Roma, le vittorie con Milan e Napoli, le caterve di gol segnati e una difesa tutto sommato solida. Dopo dodici partite di campionato, i nostri eroi sono quinti con 22 punti e un glorioso +10 nella differenza reti.

E qui iniziano i dolori. A novembre il Benevento si spegne, si scompone, si liquefà. Tutto inizia con la sconfitta a Firenze raccontata nel penultimo episodio, con un possibilissimo pareggio svanito al 91° per via di un gol del tutto evitabile. Poi arriva la Lazio in casa. Perdere con la Lazio ci sta, senza dubbio. Vagamente meno accettabile è il comportamento di Memushaj, faticatore di centrocampo, che si fa ammonire al 64′ ed espellere al 65′, togliendo così ai compagni le poche speranze di riacciuffare gli avversari, in quel momento già sul 2-1. Secondo voci di corridoio Memushaj avrebbe cominciato a comportarsi in modo strano dopo aver bevuto da una borraccia passatagli con insolita gentilezza da Chibsah, altro rozzo pedatore, costretto alla panchina dalle finora buone prestazioni del compagno.

Chibsah, più per assenza di alternative che per merito, parte titolare nella successiva trasferta al Mapei Stadium. La partita è orrenda, diversi spettatori in tribuna si coprono gli occhi per ripararsi dallo scempio, e così facendo si perdono l’unico gol della giornata, ovviamente messo a segno dal Sassuolo (Berardi su calcio d’angolo). Il risultato finale è 1-0 e dopo tre sconfitte consecutive l’entusiasmo nello spogliatoio inizia ad affievolirsi. La vittoria in Coppa Italia contro lo Spezia (3-1) è il raggio di sole che compare dopo una lunga giornata di pioggia, capisce che non è abbastanza potente per scaldare o illuminare alcunché, si deprime e se ne va, lasciando di nuovo lo spazio ai nuvoloni.

C’è anche della sfiga, parecchia sfiga, che però va a bilanciare le botte di culo prontamente accettate a inizio stagione. Nella trasferta contro l’Inter (altro 0-1) la partita è decisa da Belec, propenso a vaccate di prim’ordine. Su calcio d’angolo di Borja Valero, Gagliardini colpisce di testa e manda la palla sulla traversa. Belec, in porta, invece di cercare di bloccare la sfera, decide di rinviare al volo. Il pallone si spalma sulla faccia di Perisic, in piena traiettoria, e finisce in rete.

 

Non ci credete? Ho le prove:

Seguono due pareggi contro squadre che in classifica sono più o meno al nostro livello, Bologna (1-1 in casa) e Cagliari (0-0 in trasferta). Nel mezzo, l’infortunio piuttosto serio alla nostra Grande Speranza Tatuata, a.k.a. Amatino Ciciretti; i brontolii di Armenteros e Del Pinto (CHI?!?), a loro avviso troppo forti per fare così tanta panchina (be’, oddio, parliamone); la sconfitta (0-3) contro le riserve delle riserve della Lazio in Coppa Italia (ma pure la nostra formazione era qualcosa di indecente).

Per concludere il girone d’andata in grande stile, arrivano anche le sconfitte contro Samp (1-2 in casa) e Atalanta (3-1 a Bergamo), durante le quali si assiste a uno spettacolo turpe a base di strafalcioni difensivi, rigori sbagliati e autogol atroci. Il morale della truppa è sotto i tacchi, non tanto per la posizione in classifica – un pur sempre ottimo 13° posto, merito dell’exploit di inizio stagione – quanto per le nove partite consecutive senza vittorie in campionato.

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Siamo a inizio 2018, apre il calciomercato invernale e, a differenza del suo omologo in carne e ossa, su FM il presidente Vigorito non è così disposto a spendere e spandere per rafforzare la squadra. Sette dei sedici milioni del monte stipendi sono destinati a giocatori in prestito che per contratto non possiamo rispedire al mittente, e allo stesso modo il budget trasferimenti è quasi inesistente (600mila €, più o meno un mignolino di Cristiano Ronaldo, o una caccola di Neymar). Insomma: i giocatori sono scarsi e depressi, il capitano Lucioni non vuole rinnovare il contratto, un paio di altri gaglioffi vogliono andarsene, le finanze fanno pietà e il mercato non sta esattamente aspettando noi. Ah, e la prossima partita è contro la Juve a Torino. A naso, il girone di ritorno sarà pianto e stridore di denti.

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[FM18] Spareggioni soporiferi

Football Manager è un videogioco manageriale di simulazione calcistica. All’indomani della clamorosa mancata qualificazione dell’Italia dai mondiali di Russia 2018, gli obiettivi sono due:

– salvare il Benevento dalla retrocessione;
– diventare CT della Nazionale azzurra.

Qui gli scorsi episodi: #0 Ventura scànsate, #1 Di tamarri, Bostik e malattie veneree, #2 Clamoroso al Vigorito, #3 Formiche azzurre e bulldozer tamarri, #4 Come il gol di Brignoli, #5 Piccoli problemi di cuore

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Birra, popcorn e amuleti vari – tutto è pronto all’Olimpijs’kyj di Kiev per gufare l’Italia di Ventura nell’andata dello spareggione mondiale contro l’Ucraina. In panchina tra i padroni di casa c’è pure il nostro Yurchenko; la sua presenza è più che sufficiente per giustificare il viaggetto Benevento-Kiev a carico del club. Sia mai che il CT lo butti in campo contro gli Azzurri.

Ventura parte col 5-3-2, davanti è confermata la strana coppia Giovinco-Belotti. Le squadre si scambiano qualche buffetto per i primi 15′, finché Jaroslav Rakitskyi (o Rakyc’kyj, per i numerosi fan della traslitterazione scientifica tra il pubblico) decide di scaldare l’ambiente cercando di amputare entrambe le gambe a Darmian. La folla è in visibilio, ma l’arbitro non apprezza: cartellino rosso diretto, Ucraina in 10 con ancora 75′ da giocare. Non contento, il direttore di gara punisce ulteriormente gli ucraini con un rigore farlocco assegnato all’Italia per fallo immaginario su Belotti. Giovinco tira, Giovinco segna, Giovinco esulta.

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L’intero stadio intona cori beceri contro la Formica Atomica e le componenti femminili della sua famiglia. Sei minuti dopo, Giovinco, dall’alto del suo metro e sessantatré, sfida le leggi della fisica e della logica con un improvvido colpo di testa, salvo infortunarsi malamente e abbandonare il campo. Gufi formidabili, questi ucraini. Davvero un peccato che la loro nazionale riesca soltanto a difendere lo 0-1, causa inferiorità numerica e tecnica. All’intervallo Ventura, per noia più che per convinzione, decide allora di dare una chance agli avversari, passando al suo amato 4-2-4, si presume per cercare il gol che chiuda il discorso qualificazione.

Nel secondo tempo le occasioni fioccano in entrambe le aree. Belotti è in versione gallo spennacchiato e fallisce almeno tre palle gol, mentre il biondissimo e ucrainerrimo Marlos Romero Bonfim si fa abbindolare due volte da Donnarumma. Insomma, molto rumore per nulla, per citare Guglielmo Shakespeare. La partita si chiude sull’1-0 per l’Italia, nonostante tutto l’impegno di Ventura per concedere quantomento un pareggio.

Ukraine v Italy_ Match Review

Per la partita di ritorno, tutti si aspettano che la FIGC scelga uno degli stadi più caldi e maestosi d’Italia per far sciogliere definitivamente gli avversari ucraini. San Paolo? Olimpico? San Siro? No, si gioca al notoriamente infuocato Bentegodi di Verona, dove peraltro gli uomini di Shevchenko (sì, il CT dell’Ucraina è il buon vecchio Sheva) dovrebbero essere a loro agio, visto che indossano gli stessi colori del Chievo e dell’Hellas. L’impressione è che forze oscure stiano tramando per cercare di far perdere il playoff all’Italia e, di conseguenza, il posto a Ventura.

Tutti a Verona, dunque, per la seconda parte dello spareggione. Azzurri in campo di nuovo col 4-2-4, col redivivo Zaza al posto di Giovinco. Pronti-via e l’Ucraina piomba davanti a Donnarumma, ma né Rotan né Yarmolenko riescono a centrare la porta. Poco dopo è Zaza a mancare una buona occasione su cross di Candreva. La gara di ciapanò continua con gli errori da ottima posizione di Yarmolenko e Florenzi. Intorno al 20′ gli ucraini iniziano finalmente a prendere la mira, con Donnarumma (quello che prende 6 milioni all’anno, non il fratello bravo) che devia in angolo due botte da fuori. La curva ospite, tra l’altro unico settore pieno del Bentegodi, crede all’impresa. I cinque centrocampisti gialloblu non fanno vedere palla a Verratti e Marchisio, ma la mira è imbarazzante. A fine primo tempo, dopo un altro erroraccio di Yarmolenko, il risultato è ancora 0-0.

Mi piacerebbe raccontare anche i fatti salienti del secondo tempo, peccato che non ce ne siano. Il cronometro scorre dal 45′ al 90′ senza mai interrompersi per un’azione degna di tal nome. Forse l’Ucraina è rimasta a corto di fiato dopo aver spinto parecchio a inizio gara? Forse gli Azzurri si sono assestati e hanno concesso meno spazi? O forse un panciuto e occhialuto e canuto signore ha consegnato una gonfia valigetta al rappresentante della Federcalcio ucraina? I dubbi rimangono ma una cosa è certa: l’Italia sarà al Mondiale di Russia 2018 e Gianpiero Ventura sarà il suo CT – perlomeno su Football Manager.

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La missione gufo è dunque fallita. La FIGC non ci avrebbe cagati di striscio anche se Ventura fosse stato silurato, diciamocelo, ma il nostro CV l’avremmo mandato comunque. CV che consiste in due pagine A4 completamente vuote, ma questi sono dettagli insignificati e, insomma, come si suol dire, chiusa una porta si apre un portone – ecco, la saggezza popolare! – perché se l’Italia si è qualificata, altre nazioni sono rimaste a casa, e magari qualche federazione scrausa sarà interessata a un giovane manager italiano che ha avuto il coraggio di allenare il Benevento. Giusto? GIUSTO?

Francesco Panzeri_ Job Security
 In Colombia, dopotutto, non si sta così male, no?

 

 

Brasil 2014 – Il superpagellone – Parte prima (#18)

E così il mondiale è finito. Per sintetizzarne gli eventi, si potrebbe prendere in prestito la celebre frase di Gary Lineker, attaccante inglese degli anni Ottanta.

Football is a simple game. Twenty-two men chase a ball for 90 minutes and at the end, the Germans always win.

Ma prima di mettere via le sciarpe e le magliette in vista di Euro 2016, vediamo un attimo quali nazionali si sono guadagnate la sufficienza, quali dovranno recuperare i debiti a settembre e quali sono state bocciate senza appello. Ordunque, in rigoroso ordine alfanumerico:

ALGERIA 8
Perché se vieni eliminato agli ottavi, torni a casa e ti fanno fare una parata su pullman scoperto, è un segno positivo (a meno che non vivi a Ivrea). Di gran lunga miglior squadra africana, ha avuto la sfortuna di trovare subito la Germania agli ottavi.
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ARGENTINA 6,5
«Ma è arrivata in finale!». Sticazzi: l’Argentina non ha fatto un gran mondiale, poche balle. Girone: 2-1 sofferto con la Bosnia; 1-0 sul temibile Iran (solo perché Messi si è svegliato al 91′ e ha segnato il solito golletto da Playstation); 3-2 sulla Nigeria più scarsa degli ultimi vent’anni. Ottavi: 1-0 in contropiede al 118′ contro i cioccolatai svizzeri. Quarti: 1-0 contro un Belgio che ha giocato a calcio solo i 10′ finali. Semifinale: vittoria ai rigori dopo 120′ di nulla cosmico contro l’Olanda (e solo perché Cillessen ha il carisma di un pulcino bagnato, mica come Krul). Squadra tutto sommato stitica, ecco (e l’infortunio di Mascherano lo conferma). Messi miglior giocatore dei mondiali, poi, è una barzelletta.
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AUSTRALIA 6
Girone proibitivo, ma i canguri non hanno sfigurato. Per una squadra con un solo giocatore di livello (Cahill), non è andata poi così male: contro l’Olanda, prima di prendere il 3-2, hanno addirittura rischiato di vincere.
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BELGIO 7
Un solo, grande difetto: hanno sempre iniziato a giocare nel secondo tempo. Con Algeria, Russia, Corea e Usa se la sono cavata, con l’Argentina no. Va detto inoltre che le stelle (Lukaku, Hazard) hanno convinto solo a tratti, ma per una squadra così giovane i quarti di finale sono un ottimo traguardo. Li attendiamo con ansia al prossimo europeo.
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BOSNIA 7
Al posto della Nigeria, agli ottavi, avrebbe dovuto esserci l’unica matricola di questo mondiale. Ma quando il sacro potere della Sfiga ci si mette, è dura sopravvivere: l’autogol pro-Argentina all’esordio e le cappellate arbitrali contro la Nigeria hanno condannato Dzeko e compagni all’eliminazione. Ma le delusioni sono state ben altre.
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BRASILE 3
A proposito di delusioni. Il Brasile si strugge da sessantaquattro anni per il mondiale perso in casa, contro ogni pronostico, contro l’Uruguay. Qualcuno avrà detto: «Idea! Organizziamo un altro mondiale in casa e vinciamolo, così sfateremo la maledizione del 1950!». Certo, se poi metti assieme una squadra ridicola, rischi di perdere contro Croazia, Messico e Cile, e vieni umiliato da Germania e Olanda, forse, dopotutto, era meglio tenersi il dramma del 1950, no? La prossima volta un centravanti degno di tal nome potrebbe far comodo.
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CAMERUN 4
Squadra con evidenti limiti tecnici che non ha saputo puntare sul collettivo per affrontare gli avversari. Si aggiunga l’infortunio della vecchia volpe Eto’o e la disfatta è servita. Il Camerun è l’unica squadra che è riuscita a far fare bella figura al Brasile. Giusto per dare un’idea, eh.
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CILE 7
Altra squadra frenata dalla sfiga, questa volta sotto forma di legni: contro il Brasile traversa di Pinilla a due minuti dalla fine dei supplementari e palo di Jara nel rigore decisivo. Gran bella nazionale.
C.
COLOMBIA
9
In molti, subito dopo l’infortunio di Falcao, l’hanno snobbata. E invece i Cafeteros hanno disputato un signor mondiale e hanno espresso forse il gioco migliore visto nella fase a gironi, anche grazie alla prodezze del buon James Rodriguez. Peccato per l’abbiocco contro il Brasile.
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COREA DEL SUD 5
I tempi del mondiale casalingo e dell’arbitro Moreno sono lontani anni luce. Squadra scarsa, partite fiacche, un pareggio contro la Russia solo grazie alla papera di Akinfeev.

COSTA D’AVORIO 4
Come può una nazionale con Yaya Touré, Drogba, Gervinho e Bony essere eliminata nella fase a gironi, per di più dai non proprio implacabili greci? Ci si aspettava molto di più.
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COSTA RICA 10
«L’Italia ha nel girone l’Inghilterra, l’Uruguay e il Costa Rica».
«Be’, allora se la giocheranno le prime tre».
Già, mi dicono che sia andata proprio così. All’insegna del motto «squadra materasso un paio di palle», i costaricensi hanno travolto l’Uruguay, zittito l’Italia e contenuto l’Inghilterra, per poi superare la Grecia e costringere ai rigori l’Olanda. Una nazionale che passerà alla storia.
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CROAZIA 5
Qui era lecito aspettarsi molto di più. Va detto che Modric e compagni sono stati intortati dal sig. Nishimura contro il Brasile, ma al momento della resa dei conti, ovvero contro il Messico, hanno deluso parecchio. Anche qui, come nel caso della Costa d’Avorio, i grandi nomi non sono bastati. Da segnalare anche il portiere, Pletikosa, a tratti davvero imbarazzante.
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ECUADOR 6
Hanno pareggiato con la Francia e hanno vinto con l’Honduras, peccato per l’uno-due preso dalla Svizzera nella partita d’esordio, quando la vittoria sembrava ormai al sicuro. In base ai mezzi a disposizione, anche questa nazionale si è conquistata la sufficienza.
International Friendly - Netherlands v Ecuador
FRANCIA 7

Tantissimo talento (Pogba, Varane, Griezmann), qualche intoccabile (Benzema, Lloris) e una bella grinta: quando tra due anni la Francia ospiterà gli europei, la sua nazionale sarà una delle favorite. In Brasile la truppa di Deschamps non sfigura, ma diventa inoffensiva quando trova davanti a sé l’armata tedesca. Non male, in ogni caso.
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GERMANIA 10
Voto dettato non tanto dalla vittoria finale, quando dalla batosta epica inflitta al Brasile. Grazie, amici crucchi, vi saremo eternamente grati e forse vi perdoneremo pure i calzini bianchi con i sandali. Forse, eh.
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(continua)