(n)Euro 2016 – Incredibilenji Portuganji! (#27)

Nel caso non ve ne foste accorti, ieri è sceso il sipario su Euro 2016. Ecco i puntuali contributi del (n)Euro Team, che ha seguito la finale con interesse… ehm, eterogeneo.
IL PORTOGALLO VINCE, LA FRANCIA PIANGE, BENZEMA RIDE
Togliamoci subito il problema: cosa avrebbe fatto il Benza in questa finale?
Avrebbe trovato qualche punto debole nei giocatori del Portogallo e li avrebbe ricattati. Benza-style. Il grido “Fozza Inda!” non è niente in confronto.
La finale di questo Europeo si presenta al pubblico anticipata da un grande dispendio di coreografie (persino David Guetta…i DJ sono inutili a mio parere) e con la consapevolezza di aver buttato soldi in campi di patate verniciati di verde per uno spettacolo pietoso.
Ma così è la vita. O, almeno, così ce la dipingono.
La partita l’ho vista fino alla fine del secondo tempo regolamentare, poi mi sono rifiutato. Non mi interessava il vincitore, solo sfottere lo sconfitto.
Il match fra Portogallo e Francia vede un’inconsistenza in attacco da far paura. Tolto di mezzo CR7 dopo 20 minuti (l’unica cosa per cui Payet si è fatto notare per tutta la sua partita), il Portogallo si affida al criminale Quaresma e all’evanescente Nani (entrambi giocatori che avranno una seconda carriera dopo questo Europeo – sottolineo immeritatamente) come “arieti d’attacco”, mentre la Francia deve vedersela con Payet calcisticamente morto, Griezmann reattivo ma troppo distante dalla porta, Giroud senza palloni giocabili e legnoso ed un Sissoko indiavolato.
La prova del giocatore del Newcastle è superlativa, tanto che solo un perfetto Rui Patricio gli toglie la gioia di segnare in finale con poderoso missile a mezz’aria.
Se il Portogallo non ha un attacco e la Francia ce l’ha spuntato, che si fa? Cosa farebbe Benzema? Semplice, butterebbe nella mischia quel ciccione di Gignac al posto dello spaesato Giroud. E il ciccione lo ripagherebbe con un palo.
Da questo momento in avanti ho smesso di vedere. Il tormento psicologico di vedere anche i supplementari fra due squadre così brutte mi faceva venire la Peste Bubbonica e perciò ho spento.
Ho sentito solo stamattina che ha vinto il Portogallo… grazie al rumore di pianto dei francesi.
Il mio primo pensiero è stato: che cazzari.
Il secondo: cosa starà facendo Benzema?
Semplice: ridendo di gusto a dito medio alzato.
Benza-style! O, come direbbe la nuova proprietà dell’Inter, FOZZA BENZA!
(Zeus)
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LOL!

GOL INASPETTATI, PETTINATURE ILLEGALI E PUGNI GRATUITI
Portogallo – Francia è la finale che ha diviso il pubblico degli spettatori neutrali rispetto a queste due squadre. C’era da scegliere tra il Portogallo che praticava un calcio vivace come un programma di Marzullo e, be’, i francesi. Nel ruolo di terzo incomodo si è presentato un esercito di falene che ha invaso lo Stade de France. Capire per chi tifare era arduo, poi i lepidotteri hanno iniziato a sbranare calciatori, tecnici e pubblico e la cosa si è fatta interessante.
Il copione dell’incontro sembrava già scritto: Francia che attacca e che fa capire subito chi comanda, Portogallo che diligentemente riporta la palla a centrocampo per far ripartire i francesi.
Sissoko è una locomotiva: parte dalla metà campo lasciando solchi per terra e trascinandosi dietro portoghesi e falene per poi concludere sparando in orbita il pallone.
Dopo venti minuti, come il più scontato dei polpettoni hollywoodiani, arriva il colpo di scena: Payet travestito da Blanka di Street Fighter (o forse il contrario) entra duro su Cristiano Ronaldo e lo fa volare a terra rifilandogli una ginocchiata sulla coscia che gli fa saltare un legamento e anche due zeri dal conto in banca.

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Una diapositiva di Payet/Blanka

CR7 si accascia a terra, si rialza, poi si accascia di nuovo in lacrime dopo essere stato colpito da una falena, viene portato fuori dove viene incerottato (e già che c’era si è fatto un paio di lampade), rientra, si accascia di nuovo e a quel punto l’arbitro gli dice Aò hai rotto er ca… e lo fa portare via in barella. Da CR7 è così diventato CR8.
Al suo posto entra Quaresma, El Trivela, detto anche El Pirla per la capigliatura ignobile con cui si è presentato.
A quel punto il Portogallo capisce che senza Ronaldo è costretto a giocare a calcio e la partita si ravviva, pur mantenendosi sullo 0-0 sino alla fine del primo tempo. Pogba, un po’ in ombra nella prima frazione tanto che la sua valutazione era scesa a 100 milioni, ci prova con un paio di cannonate da fuori. La sua valutazione risale a 120 milioni. Payet dopo aver eliminato CR7 si spegne: Il mio dovere l’ho fatto, ha dichiarato ai compagni. Ronaldo in panchina dà un pugno sul ginocchio ad Adrien Silva, perché se lui soffre, deve soffrire tutto il Portogallo.

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Così, di giustezza.

Il punteggio resta comunque sullo 0-0, anche se in pieno recupero Gignac in area di rigore con un paio di finte manda a stendersi l’intera difesa portoghese, portiere compreso, per calciare a botta sicura in porta: ma la Dea del Calcio, al suon di Ennò, un altro europeo così no vaffanbagno, manda il pallone sul palo.
A quel punto la spocchia e la sicumera francese vacillano, mentre i portoghesi cominciano a pensare di poterla sfangare. Difatti nei supplementari sono i lusitani a rendersi pericolosi, con Éder (non Eder l’italiano, un altro che nessuno sapeva chi fosse), che è il più vivace dei suoi. Ed è proprio lui che a 10 minuti dal termine dei supplementari dopo aver portato a spasso la difesa francese si accentra e, chiedendosi E mò che faccio? fa spallucce e calcia in porta dove Lloris arriva lento e in ritardo perché troppo preso a bearsi della propria grandeur. 1-0 e pubblico di casa ammutolito. La Francia si lancia in avanti ma non trova la porta, CR7 in panchina è una furia e incita i propri compagni, sostituendosi al proprio allenatore che dall’inizio dell’Europeo ha sempre avuto l’espressione di uno che si sta rompendo tremendamente i coglioni e non vede l’ora che finisca. Purtroppo gliel’hanno trascinata sino in finale.
Il triplice fischio regala la prima gioia europea della propria storia al Portogallo, dopo la delusione dell’Europeo sfumato in casa nel 2004.
Alcune note:

  • La valutazione di Pogba, salita momentaneamente a 150 milioni dopo un paio di finte nel primo supplementare, si è poi attestata sui 120.
  • Le falene hanno preso possesso dello Stade de France dichiarando l’indipendenza.
  • CR7 è disperato perché le visite mediche gli faranno saltare l’appuntamento con l’estetista.
  • Sissoko è segnalato ancora in corsa e al momento è nel tunnel della Manica.
  • Quaresma è stato bloccato alla frontiera: quel taglio non può passare i varchi di imbarco.

(Gintoki)

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MENO CR7, PIÙ ÉDER
Uno dice, Francia-Portogallo sarà una partita a senso unico. Da un lato i padroni di casa, pieni zeppi di talento offensivo, dall’altro Cristiano Ronaldo e poco altro. Se poi dopo otto minuti il caro CR7 viene messo ko, ecco che ci sono i presupposti per la goleada.
E invece no.
Perché i portoghesi, dopo l’infortunio di Ronaldo, non si abbattono. Giocano addirittura quasi bene. O meglio, non giocano proprio bene-bene-bene, ma in campo si muovono con dignità, nonostante i capelli di Quaresma. Paradossalmente, se con Ronaldo in campo ogni pallone doveva a tutti i costi passare per i suoi piedi milionari, senza di lui la squadra sembra quasi più leggera, meno monotematica.
A me è venuto in mente un ragazzo con cui mi è capitato di giocare a calcetto. Bravissimo, per carità, ma un rompicazzo impressionante. Incarnava tutte le doti che NON vorresti trovare nei tuoi compagni di calcetto: egoista, funambolico, berciante, esigente. Siamo qui per divertirci, non è il provino per Campioni, il sogno. Passa quella stracazzo di palla e non osare lamentarti se sbaglio a tirare. Con lui in squadra si vinceva facile, ma tornavo a casa incazzato nero.
Ecco, uscito quello bravo-ma-megalomane, il Portogallo ha giocato da squadra e sono emerse le qualità – forse meno fulgide, ma altrettanto apprezzabili – degli altri giocatori. In alcune azioni Joao Mario sembrava addirittura un giocatore di calcio. Per dire, eh. Poi sì, la puoi vincere e la puoi perdere, il fattore C ha sempre il suo peso (si pensi al palo di Gignac alla fine dei tempi regolamentari, o a Pogba schierato incomprensibilmente come un medianone vecchio stampo – chissà di quanti milioni sarà scesa la sua valutazione). Però il Portogallo l’ha sfangata, con Éder nel ruolo di un Charisteas un po’ più abbronzato, e per come si era messa la partita, la cosa mi ha fatto davvero piacere.
In Francia si domanderanno per un bel po’ come hanno fatto a perdere un europeo del genere, ma torneranno alla carica già nel prossimo mondiale – possibilmente con Benzema al posto di quel paracarro barbuto di nome Giroud.

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Un ritocco alla carrozzeria e via, il pullman è già pronto per Sochi.

(n)Euro 2016 – Arrivederci Islanda (#23)

Ebbene sì, anche l’Islanda lascia Euro 2016. Ma diciamocelo: i francesi avrebbero anche potuto farne quindici, di gol. Ma il mondo continuerà a tifare per questi imperiosi vichinghi un po’ hipster. A voi il bel resoconto di Zeus:
LA FAVOLA È FINITA
Dopo la grande prestazione contro l’Inghilterra, l’Islanda finisce impallinata dalla Francia e saluta l’Europeo che l’ha vista come una delle grandi rivelazioni insieme al Galles.
Siamo tutti dei romantici. Ci piace sognare che lo sfigato, l’underdog, colui che non potrà mai vincere sarà quello che, alla fine, vincerà contro tutte le sfortune. Crediamo in questa cosa anche per uno spirito di rivalsa sociale e morale. Non sempre succede, e infatti per l’Islanda non è successo, ma per il Galles il sogno è ancora vivo.
Ma veniamo alla partita.
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La prima parte della gara vede il classico schema squadra grande – squadra piccola: Francia che attacca e Islanda che difende e cerca di ripartire. Il leit-motiv è coerente con l’esplosione islandese di questo europeo. Far giocare gli altri, attendere e colpirli quando si sentono più sicuri.
Ma, rispetto alla partita con l’Inghilterra, ci sono due fattori che balzano all’occhio:
– l’Islanda sembra un po’ sulle gambe e pur cercando di correre, non riesce ad avere quel furore agonistico che aveva tirato fuori contro i Leoni inglesi.
– la Francia, che fino a questo momento ha sempre giocato di merda e segnato all’ultimo, decide di giocare degnamente e lo fa colpendo subito e in maniera spietata.
L’uno-due francese, nei primi venti minuti, mette KO l’Islanda. Ai vichinghi tremano le gambe, si annebbiano i pensieri e il ribaltamento di fronte, che tanto bene aveva portato contro l’Inghilterra (tanto da farli passare dall’1-0 al 1-2 in pochi minuti), non funziona e si infrange contro la difesa francese. L’incapacità di riportarsi subito in partita distrugge l’entusiasmo dell’Islanda che, visibilmente, sembra incapace di correre e aggredire o anche solo passare il pallone.
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Dal ventesimo del primo tempo parte il giochetto francese: far correre il cronometro, il pallone e gli islandesi. Questa tattica viene premiata dal terzo gol dei Galletti (portiere colpevole nel lanciarsi in ritardo) e dal quarto gol (stupendo pallonetto in corsa di Griezmann che scavalca l’uscita disperata del portiere).
Il primo tempo è impietoso ma giusto: Francia avanti di quattro gol e Islanda al palo.
La ripresa inizia con l’Islanda un po’ più reattiva. Forse negli spogliatoi si sono confrontati e rassicurati, ma il piglio è leggermente diverso.
Dopo neanche 10 minuti ecco che i vichinghi arrivano alla rete del 4 – 1 e sembrano caricarsi un po’. Finalmente, ma solo a sprazzi, tornano le corse furenti e il tutto-per-tutto dei giocatori nordici. L’impossibile rimonta, però, viene stroncata sul nascere dal quinto gol francese (ancora Giroud a segno dopo aver aperto le marcature nel primo tempo).
L’Islanda ritorna di nuovo fragile e tornano a galla i demoni del primo tempo. Qualche corsa c’è e anche la volontà di far bene, ma sono le gambe che mancano e il nervosismo incomincia a farsi strada anche nei solitamente compassati islandesi.
L’epopea islandese, però, viene premiata da un secondo gol che fissa il risultato sul 5 – 2 per la Francia.

La favola è finita e con un punteggio impietoso, ma non tennistico.
La Francia era nettamente superiore, ma l’Islanda ha tentanto di superare tutti i suoi limiti e la “mancanza di fame” che l’ha tormentata per tutta la partita.
Ha perso, ma ha perso bene e con onore.
Grazie mille Islanda.
(Zeus)

(n)Euro 2016 – Meno rabone, più pigiamoni (#19)

In attesa di Spagna-Italia, qualche spunto sulle partite di ieri. Tanti gol (finalmente) ma nessuna sorpresa.

LE SOLITE VINCENTI…
Il secondo minestrone degli ottavi di finale è andato (ahimè) come era prevedibile che andasse. Sono passate Francia, Germania e Belgio. Che monotonia, nemmeno un colpo di scena, nemmeno un risultato inaspettato… nemmeno un caduto celebre. Nulla, sempre le solite squadre…

La Francia, per un tempo di gioco ci aveva illuso del possibile “coup de théâtre”, perdendo (in casa) con l’Irlanda fino alla fine del primo tempo. E invece nulla, Griezmann dopo il tè freddo ha ribaltato tutto in 4 minuti. E quindi l’illusione e la speranza di una Francia fuori agli ottavi è svanita. E vabbé!

La Germania, poi, non ha dato nemmeno il minimo dubbio sulla sua grande forza. 3-0 e la Slovacchia difensivista è tornata a casa. Per non sembrare troppo sborona ha pure sbagliano un rigore con Oooozil, ma quando segna persino Mario Gomez, vuol dire che so troppo forti. Se fa bella figura anche lui, la vedo dura. Ai tedeschi mancava una punta di ruolo, ora hanno anche quella. Sono un po’ sfacciati, onestamente. È come essere belli, ricchi e intelligenti… non si possono avere tutte e tre le qualità. Ecco!

Infine, che dire del Belgio già praticamente in finale. Asfaltata l’Ungheria con 4 gol, dovrà vedersela col Galles ai quarti e poi con la vincente tra Portogallo e Polonia. Tutto è possibile, certo, ma sulla carta ha praticamente la medaglia d’argento già al collo. E pensare che questo poteva essere il percorso dell’Italia. Meglio così, va!

C’è da dire che almeno si sono visti un po’ di gol, più di due a incontro, e la noia delle partite precedenti è stata messa da parte. Sì, mi sono molto divertita a guardare queste gare…
(Colpoditacco)

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Ciaobbbella, chiamami!

…E UN’AMMIREVOLE PERDENTE
Vittoria contro i disonorevoli russi a parte, la Slovacchia non ha combinato granché a Euro 2016, finendo alla luce dei riflettori soprattutto per il catenaccio estremo messo in atto contro l’Inghilterra. Ieri, contro la Germania, non c’è stato nemmeno il tempo di organizzare la consueta muraglia, visto che la pedatona di Boateng ha subito sbloccato il risultato. Da lì in poi, per Hamsik e compagnia è stata una vera Caporetto.

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Giornata di duro lavoro per Neuer, ieri, mi dicono.

L’Irlanda ha provato a sua volta ad alzare le barricate contro la Francia, sfruttando per di più l’abominevole vaccata di Pogba a inizio partita. Ma niente, a un certo punto s’è svegliato Griezmann, e addio sogni di gloria.

A me è piaciuta parecchio l’Ungheria. Sì, ok, ne ha prese quattro dal Belgio, ma perlomeno ha giocato a calcio per buona parte della partita – perlomeno fino a quando il morale della truppa lo ha consentito. Di fronte alle squadre che sono avanzate agli ottavi grazie a un superdifensivismo ortodosso (Irlanda del Nord, Galles, Irlanda, Slovacchia) o comunque grazie a un gioco stitico e conservatore (Svizzera, Polonia), l’Ungheria è stata una bella eccezione, riuscendo peraltro ad abbinare emozioni in campo (3-3 contro il Portogallo) e risultati inaspettati (prima nel girone).

E poi, va be’, in porta c’era Gaborone Király, emblema di un calcio che non c’è più, ma ancora capace di ottime parate (vedersi il miracolo sulla punizione di De Bruyne). Perché un pigiamone vale più di mille rabone.
(Fra)

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