[FM18] Piccoli problemi di cuore

Football Manager è un videogioco manageriale di simulazione calcistica. All’indomani della clamorosa mancata qualificazione dell’Italia dai mondiali di Russia 2018, gli obiettivi sono due:

– salvare il Benevento dalla retrocessione;
– diventare CT della Nazionale azzurra.

Qui gli scorsi episodi: #0 Ventura scànsate, #1 Di tamarri, Bostik e malattie veneree, #2 Clamoroso al Vigorito, #3 Formiche azzurre e bulldozer tamarri, #4 Come il gol di Brignoli.

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Dove eravamo rimasti? Nella realtà, al (meraviglioso, epico, trionfale) gol di Brignoli contro il Milan, con ogni probabilità l’unico vero momento di gioia nell’intera stagione del Benevento, data l’immediata ricaduta nel dramma sportivo con le sconfitte contro Udinese, Spal e Genoa. Nel gioco, invece, i campani sono quarti dopo 8 partite, Massimo Coda è il capocannoniere della Serie A e pare che l’uomo stia per mettere piede su Marte. Voci di corridoio suggeriscono che sarà proprio Coda a venire spedito in orbita, ma alla NASA vige il riserbo più assoluto.

Benevento v Crotone_ Analysis Analysis

Speculazioni simili sono l’ultima cosa di cui il nostro bomber ha bisogno, se si pensa al calo di forma legato alla rottura con la sua ultima fiamma, della quale – grazie a Novella2000 – sappiamo finalmente il soave nome: Tamarah. Per far riacquistare serenità a Coda, contro il Crotone diamo fiducia a Kristiano Samuel Armenteros Nunez Mendoza Jansson, a sua volta mogio per i pochi minuti giocati sinora, ma fresco di trionfo nella prestigiosa Falafel Cup.

Dovremmo raccontare di una vittoria facile, grazie a due gol di Armenteros, e di un Crotone che in novanta minuti non tira mai in porta, ma la tracotanza mi porta a voler caricare su Youtube il video con gli highlights della partita e puf, Football Manager si impalla, e nonostante le numerose odi al Signore, si rende necessario il ricorso alla temibile combo Ctrl+Alt+Canc e al riavvio forzato del gioco.

Potete ben immaginare come andrà a finire la seconda simulazione della partita. Armenteros porta comunque in vantaggio gli Stregoni con un poderoso sinistro da fuori area, ma al 90′ (e quando, se no?) il Crotone ruba palla a centrocampo, Trotta butta in area un cross sbilenco, Tumminello di testa prende la traversa, Faraoni è liberissimo per ribadire in rete. L’inchiappettata è improvvisa e dolorosa e irrimediabile.

Benevento v Crotone_ Match Review

Càpitano, beffe del genere. Se FM ti vuole inchiappettare, lo fa, senza preliminari né vaselina. Resta il rammarico di aver tolto Yurchenko per preservarlo in vista del turno infrasettimanale, e di aver dato spazio a uno zozzone del calcio quale Del Pinto (CHI?), visto che proprio da una sua palla persa è nato il pareggio del Crotone. Ma non c’è tempo per rimuginare, visto che la combriccola giallorossa è attesa a Torino, sponda granata.

I nostri eroi sono in debito di ossigeno, ma gli uomini di Mihajlovic, parecchio acciaccati, non sono messi meglio. Aggiungete il diluvio universale che imperversa sullo stadio e non farete fatica a comprendere perché la partita sia a tutti gli effetti orrenda. Tuttavia Yurchenko, bbbellodepapà, ha sempre il piedino bollente, e al 7′ porta in vantaggio i nostri su assist sgamato di Armenteros. Quindici minuti dopo risponde Belotti, tenuto in gioco dagli addominali di Antei, servito dall’insospettabile Acquah. Per il resto, molta acqua, molta foga e pochissimo spettacolo. Yurcholo è ancora una volta man of the match ma pure oggi ci si deve accontentare di un punto.

Torino v Benevento_ Match Pitch
Che stile.

Torino v Benevento_ Match Review-2

Un punto a Torino non fa poi così schifo, a maggior ragione con la squadra ancora affaticata dalla partita precedente. È tuttavia impossibile ignorare le smagliature che stanno via via affiorando sulla carrozzeria un tempo impeccabile della nostra macchina da guerra. La condizione fisica è un grande punto di domanda. I titolari boccheggiano, soprattutto a centrocampo, e non siamo manco a novembre. Non ho nulla contro il turnover, ma ho parecchio contro gli scarsoni che scaldano la panchina ogni domenica. Sulle fasce, Di Chiara e Letizia sono molto propensi alle vaccate estemporanee, mentre Ciciretti e D’Alessandro alternano grandi prestazioni a pomeriggi di nulla cosmico. Poi va be’, c’è Coda, che da quando Tamarah se n’è andata, non è più lui.

Ma per fortuna ci sono i tifosi. Intristiti dai piccoli problemi di cuore del loro beniamino, alcuni dei più sfegatati supporter beneventani hanno organizzato una colletta e assoldato Marikah, navigata professionista del sesso a pagamento. Coda, ringalluzzito dalle di lei attenzioni, hominem novum est. E allora ben venga la visita del Chievo, reduce da tre sconfitte consecutive.

Benevento v Chievo_ Analysis Analysis

Dopo 7′ Lazaar, ributtato nella mischia al posto di D’Alessandro, crossa dal fondo senza troppa convinzione. Ebbene, Coda si insinua e segna. Uno a zero. Mezz’ora dopo Cataldi trotterella col pallone al limite dell’area, finché non s’accorge che Coda – un’altra persona rispetto a solo sette giorni fa! – è libero e smarcato e smanioso di perforare Sorrentino, cosa che puntualmente si verifica. Prima dell’intervallo c’è ancora tempo per difendere un corner e trasformarlo in un contropiede da urlo: Lazaar si fa 40 metri palla al piede in quella che sembra una landa desolata, più che la metà campo del Chievo, fino a servire Cataldi, uno dei quattro Stregoni soli soletti in area. Al duplice fischio dell’arbitro il Benevento conduce per 3-0 e il presidente Vigorito ha già regalato un abbonamento in tribuna d’onore a Marikah.

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L’imbarazzo della scelta

Nella ripresa il Chievo ha un moto d’orgoglio e accorcia le distanze con Birsa, ma subito dopo Ciciretti mette il 4-1 sugli sviluppi di un calcio d’angolo. La partita si chiude di fatto qui, anche se è doveroso segnalare le espulsioni di Tomovic e Frey, senza dubbio figlie della frustrazione per le quattro pere appena prese, e il nuovo errore dal dischetto di Yurchenko. Il ragazzo ha molte doti ma tra queste non figura il sangue freddo, si può evincere. Ma l’errore è indolore, per fortuna, e la truppa celebra il ritorno alla vittoria con Marikah, la quale concede un vantaggioso sconto comitiva e rilascia scontrino fiscal (cit.)

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La sosta di novembre per le nazionali, con lo spareggione mondiale Italia-Ucraina, è ormai alle porte, ma c’è ancora un ostacolo da affrontare prima di mettersi sul trespolo a gufare Ventura, ovvero la Fiorentina. La Viola è una squadra da cui non si sa mai cosa aspettarsi, soprattutto in casa, e pare giusto considerarla un’insidia bella tosta per i nostri eroi. A complicare la situazione c’è un leggero infortunio occorso a Yurchenko, il quale recupera giusto in tempo per la partita ma non è assolutamente in grado di reggere novanta minuti. Considerando che è l’unico elemento di qualità del branco, parte titolare e resterà in campo finché le gambe lo sorreggeranno. A lungo, si spera.

E in fondo, come si fa a non voler bene a Yurcholo? Al 22′ Letizia rimette il pallone in campo con le mani, Memushaj controlla e appoggia all’indietro per il nostro delizioso centrocampista ucraino, il quale, appena fuori area, tira di prima una legnata clamorosa che finisce sotto l’incrocio. Sportiello non ci fa una bellissima figura, ma questo ci interessa fino a un certo punto.

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Il resto del primo tempo è sofferenza senza affanno, difesa senza catenaccio. Bene così, dunque. Ma intorno al 55′ Yurchenko finisce la benzina – come previsto, dopotutto – e a malincuore lo sostituisco, sperando di riaverlo al 100% dopo la sosta.

La Fiorentina non aspetta altro. Il nostro Lazaar sa essere pericoloso con la palla tra i piedi, ma in copertura è un disastro. Lo si vede a circa venti metri da Laurini, terzino destro viola, quando quest’ultimo si fa largo in area e crossa per il Cholito Simeone, a sua volta dimenticato da Antei. Appoggio in rete e 1-1 a mezz’ora dalla fine. Un pareggio a Firenze andrebbe benone, ma Nicolas Viola – subentrato a Yurchenko – la pensa diversamente. Su un cross innocuo dalla destra (once again, Lazaar dove sei?), lo sciagurato regista sparacchia via al volo, colpendo in testa il povero Memushaj. La palla schizza verso la porta, Belec se ne accorge solo all’ultimo e smanaccia sulla linea, ma Simeone è il primo a piombare sul pallone vagante – vantaggio Fiorentina.

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Lo sciagurato Viola

I tre punti sembrano essere in cassaforte per i padroni di casa, ma per fortuna anche loro soffrono di amnesie difensive. Dopo una bella trama di passaggi, D’Alessandro (subentrato a uno spento Ciciretti) sprinta sulla destra e mette in mezzo un cross basso e velenoso. Dovrebbe esserci Laurini, pronto a spazzare, ma si dev’essere fermato pure lui al bar invece di coprire, quindi la palla finisce a Lazaar, che di prima fa 2-2. Mancano otto minuti alla fine, modalità catenaccio ON e speriamo che ce la caviamo.

Non ce la caviamo, of course. Al 91′ Gil Dias, baldo giovine in prestito dal Monaco alla Fiorentina, pesca il jolly con un tiro angolato appena dentro l’area. Belec il Bianco non ci arriva, né con la barba né coi guanti. Al 96′ Biraghi si fa cacciare, ma è ormai troppo tardi: il Benevento si ferma a Firenze, dunque, dopo nove risultati utili. Ci può stare, anche se la squadra ha dimostrato di andare nel panico senza il fosforo di Yurchenko, e non so cosa potrebbe accadere in caso di infortunio al nostro gioiellino; in compenso, la classifica dice 5° posto e +15 sulla zona retrocessione. E allora, avanti così.

Fiorentina v Benevento_ Match Review

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È tempo di libri. Almeno, così dicono.

Non so di preciso cosa volessero ottenere con il nuovo salone del libro di Milano. Che poi a dirla tutta non è manco a Milano-Milano, ma a Rho, a due passi dai padiglioni fantasma dell’Expo che fu. Però capite bene che “il salone del libro di Rho” non funziona, non vende, non tira.

“È tempo di libri” esclamano gli organizzatori ostentando sicumera.

(“Mecojoni” risponde il popolo.)

In fiera di libri ce ne sono parecchi, sia chiaro. I libri sono cosa buona e giusta e su questo siamo tutti d’accordo. Il problema è che ce ne sono talmente tanti che pare di stare in un magazzino Amazon, quasi, col rischio di percepirli come meri cumuli di pagine sporche d’inchiostro incollate tra loro, incredibilmente lontani da una qualsivoglia forma di creatività culturale. Allo stesso modo, gli stand dei pezzi grossi (Mond, Riz, Ein e compagnia pubblicante) si stagliano sul grigio mare dei padiglioni rhodensi come fredde isole di plastica sberluccicante e moquette colorata, popolate perlopiù da commesse aggressive, predatrici del registratore di cassa perduto, interessate soltanto a vendere (a prezzo pieno, mannaggia a loro) e non rovinarsi la manicure.

Giuro: ho percepito più affetto e calore umano alla fiera del legno per l’edilizia di Verona, circondato da amorevoli altoatesini con le guanciotte rosse, che lanciavano occhiate lussuriose alle loro seghe circolari con spaccalegna a cardano per trattore con attacco a tre punti.

Ma si parlava di libri. Dopo l’epico scazzo con Torino e il suo salone, il sindaco Sala disse qualcosa di molto simile a: “Lo dico senza arroganza, ma a me di Torino fottesega. Io voglio competere con Francoforte, coi saloni internazionali coi controcoglioni”. Ben venga l’ambizione, ma solo se supportata dai fatti. Degli oltre 500 espositori presenti nella zona aperta al pubblico, quelli stranieri erano:

  • una tenera coppia peruviana che vendeva “i libri più piccoli al mondo”, volumi grandi quanto un pacchetto di sigarette – e dal peso specifico immane, presumo.
  • un tetro omone baffuto che squadrava chiunque osasse avvicinarsi al suo banchetto, su cui svettava una bandiera turca (e un ritratto di Erdoğan, ma forse potrei sbagliarmi).

L’internazionalità finisce qui. Poi certo, spulci nella cartella stampa e scopri che nel padiglione 1 c’era il Milan International Rights Center – che a prescindere deve essere internazionalissimo, dato il nome in inglese. Peccato che fosse strettamente riservato agli addetti ai lavori. Magari è giusto così. Ma non sarebbe stato bello far entrare in contatto il pubblico leggente con i veri professionisti dell’editoria, con chi i libri li annusa, sminuzza, mescola, shakera e serve con ghiaccio e spicchio di lime?

Sia mai.

Da una parte i POS per le ragazze sul treno, le profezie dell’armadillo e le amiche geniali, dall’altra i contratti dei pusher letterari. In mezzo, i soliti chioschi coi panini speck e plastica. Un po’ di promiscuità in più non avrebbe fatto male.

Few News To You Two

È fantastico e allo stesso tempo preoccupante notare come iniziare il corso di scrittura creativa in università porti a considerare mediocri tutti gli ultimi interventi qui postati nell’ultimo periodo (che poi, alla fine, mica sono tanti, anzi). E poi ogni nuovo intervento viene bloccato sul nascere, tanti piccoli simpatici aborti del peso di qualche byte che vanno a accumularsi nel cimitero delle bozze. Anzi, dei draft, perché da qualche mese pure WordPress è partito per la tangente e ogni singolo menu mi impone la lingua inglese. Non che mi faccia schifo l’idioma d’Albione, anzi. Però è strano, questo cambiamento improvviso.

In ogni caso vediamo di far finta di scrivere qualcosa di nuovo. Già che ho parlato del corso di scrittura, vuotiamo il sacco subito: vado a Torino. Sono stato selezionato tra i vari partecipanti – in base a criteri che mi sono stati spiegati ma che ovviamente non ho ancora del tutto compreso – per prendere un trenino ciuf ciuf, andare a Torino, entrare nel Salone del Libro con indosso un pass da relatore (grasse risate, lo so) e tentare di spiegare a degli eventuali e incauti spettatori quale metodo di scrittura mi è stato proposto in università e cosa ne ho ricavato. Dovrei perfino invogliarli a pensare che si tratta di un metodo fighissimo, e che quindi dovrebbero pagare dei soldi per apprenderne le sacre regole. È ovviamente risaputo che le mie capacità di imbonitore delle folle sono inferiori a quelle di un rappresentante di Folletto costretto a passare casa per casa la domenica mattina, quando magari piove, tu sei trincerato sotto il piumone, gaudente e intontito, e l’ultima cosa che vuoi è un omino che ti suoni al citofono per venderti un aspirapolvere. Ecco, spero di aver reso. Fortunatamente ci saranno anche il prof/editor/moderatore dell’incontro e tre colleghe ben più convincenti del sottoscritto. Vedremo un po’.

Passiamo alla musica. Ho un biglietto per i Green Day (Bologna, 2 settembre) e uno per Florence Leontine Mary Welch (Assago, 20 novembre). Al primo concerto vado perché così posso spuntare una voce dalla lista “cose da fare almeno una volta nella vita”; al secondo concerto vado perché mi sono innamorato (musicalmente, platonicamente e infattamente) della cara Florence, e qui la lista da tenere in considerazione è invece “infatuazioni di vario tipo per donne con i capelli rossi”. Altra novità: ho scoperto Spotify, un programma comodo comodo che ti fa ascoltare tutta la musica che vuoi, senza per forza comprarla, scaricarla, vederla a pezzi (e con mille messaggi pubblicitari) su Youtube. Ma la cosa spettacolare è che in Italia questo programma non sarebbe disponibile, ma con il programmino tattico giusto il problema non si pone. Consiglio vivamente il ritorno del buon Jack White (ma sì: White Stripes, Seven Nation Army, po-po-po… niente?), che si è liberato della sorella/moglie/amica/batterista limitata Meg (oltre che di un intero guardaroba bianco e rosso) e ha fatto un album da solista. Che poi in realtà suoni accompagnato da batteria, seconda chitarra, basso, violino e pianoforte, è un altro discorso. Per me merita.

Concludendo, un breve catch-up degli ultimi eventi universitari. Da grande non farò l’interprete, mi sono messo il cuore in pace. La strada della traduzione mi sembra a questo punto una delle poche praticabili (l’unica?). Un’idea di vita futura potrebbe essere: fare il master in traduzione, laurearmi e tentare di trovare un lavoro in Olanda, luogo che ormai si erge a terra promessa nel perverso boschetto della mia fantasia. Di tempo, necessario per mettere da parte qualche soldino, ne avrei.

E poi ogni tanto ci penso, e mi accorgo che le persone che potrebbero tenermi legato a questo paese sono davvero poche. Ma scusate: avete presente il rapporto biondaggine/metro quadrato dei Paesi Bassi? Suvvia.

Nella foto: alcune ragazze medie olandesi