Cour-sera, sera (whatever will be, will be)

Forse è perché sono passati ormai quattro mesi dall’ultima volta che ho messo piede in università, o forse è perché mancano tre settimane alla ripresa dei corsi: fatto sta che la scoperta della settimana si chiama Coursera, e a quanto ho capito è il non plus ultra dell’online learning gratuito.

Nata nell’aprile 2012 dall’idea di Andrew Ng (gran bel cognome!) e Daphne Koller, professori della Stanford University (California), Coursera è un’azienda che opera nel campo dell’e-learning offrendo corsi universitari MOOC (massive open online course) aperti a… chiunque sia dotato di connessione internet! Le prime università a partecipare sono state Princeton, University of Michigan, University of Pennsylvania e la già citata Stanford – tutti istituti di primo livello. A meno di due anni dalla fondazione le collaborazioni si sono moltiplicate a vista d’occhio, e ora Coursera vanta il sostegno di ottantacinque università di sedici paesi diversi, che in totale offrono più di quattrocento corsi. Gratis.

I corsi trattano gli argomenti più svariati: si va dall’ingegneria alla storia, dalla filosofia alla fisica, dalla musica all’informatica. La cadenza delle lezioni è settimanale, e in genere i corsi durano dalle quattro alle quindici settimane. Si tratta di un’iniziativa aperta a tutti. Per esempio, uno studente di matematica può seguire lezioni complementari al suo corso “reale” e al tempo stesso può farsi un po’ di cultura in un campo – l’arte rinascimentale, la politica estera americana – completamente estraneo al suo percorso di studi. E ovviamente chiunque voglia coltivare nuovi interessi è il benvenuto: molti corsi sono di “introduzione” alla materia, e quindi non richiedono prerequisiti di alcun tipo.

Partecipare è molto semplice: registrazione al sito, scelta del corso (o dei corsi), iscrizione al corso. Non sono richiesti libri di testo, poiché tutto il materiale (video, diapositive e spiegazioni) è offerto dal sito. Inoltre molti corsi includono quiz interattivi a ogni lezione, e in genere si tiene un esame finale. È previsto perfino il rilascio di un certificato di partecipazione (il quale, per quanto possa valere, arriva pur sempre da un’università coi fiocchi).

Alcune delle università coinvolte

Ho trovato alcuni articoli in cui ci si chiede se iniziative quali Coursera potranno in futuro sostituire l’istruzione universitaria tradizionale. A me sembra piuttosto improbabile, ma ciò non toglie che i corsi virtuali, se organizzati in modo professionale da atenei di prim’ordine, possano offrire risorse complementari al percorso formativo tradizionale.

Al momento Coursera conta quattro milioni di iscritti.

Sto seriamente pensando di provare uno dei corsi. Uno, non di più, ma fatto bene. Sono arrivato a una shortlist di sette corsi, a breve mi toccherà scegliere tra:

  • Introduction to Logic (Stanford University, Sep 30th)
  • Introduction to Finance (University of Michigan, Oct 7th) – Mi piacerebbe tanto capirci qualcosa, ma temo serva qualche nozione base che non ho
  • Internet History, Technology, and Security (University of Michigan, Oct 7th)
  • Introduction to Philosophy (The University of Edinburgh, Oct 14th)
  • Introduction to Guitar (Berklee College of Music, Oct 14th) – Anche se qualche base ce l’ho già
  • Global Warming: The Science of Climate Change (The University of Chicago , Oct 21st)
  • 21st Century American Foreign Policy (Duke University, Oct 20th)

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An Endsummer Night’s Catch-Up

L’autunno astronomico nell’emisfero boreale ha inizio il giorno dell’equinozio d’autunno, il 22 o il 23 settembre e termina il 20 o il 21 dicembre. Avvicinandoci a questo periodo la parte illuminata e le ore di luce diminuiscono. Il 22 o il 23 settembre (in base al giorno dell’equinozio d’autunno) i raggi del sole sono perpendicolari all’equatore e il circolo d’illuminazione passa per i poli. (da Wikipedia)

Facciamo un riassunto dei propositi estivi.

Imparare qualche parola di spagnolo
Sono arrivato ai verbi regolari, agli articoli, all’accordo di aggettivi e sostantivi per genere e numero. So fare una presentazione da bimbo di sei anni residente a Madrid ma con chiare origini italiane. Per il catalano e il basco mi sto attrezzando. Adoro la parola sacapuntas. Qualche difficoltà nel tracciare i punti di domanda al contrario. Solo un paese di tiratardi ubriaconi può autoconvincersi che la punteggiatura al contrario sia una figata. ¡Maldidos!

Riprendere il tedesco
Fallimento totale. I pochi neuroni linguistici disposti a lavorare pure d’estate si sono concentrati tutti sulla lingua della corrida, di Don Chisciotte e di quell’idolo che era Fernandone Morientes.

Completare lo stage
Per chi non lo sapesse, a breve inizio il secondo anno di specialistica in traduzione in questo squalliderrimo posto. Entro la fine dei due anni mi tocca fare uno stage di 250 ore. Azienda o privati, a casa o in ufficio, la scelta spetta allo studente. A me è andata discretamente bene, dato che sto traducendo per l’ente del turismo olandese. Testi sui fiumi, sulle bici, sulle dighe, sulle bici, sui musei e, pensate un po’, sulle bici. Alcuni testi sono stati davvero illuminanti. Ma la cosa fantastica è che le 250 ore me le devo segnare io, indi per cui posso barare avidamente. In sintesi: ancora qualche ora rubata e sono apposto.

Scrivere
Cocente delusione. E non sto parlando di blog. Qualche tempo fa l’omino omone che ha dato a me e ad altri quattro colleghi la possibilità di scrivere e pubblicare questo, mi ha convocato nel suo ufficio e mi ha detto, testuali parole, “vorrei che lei scrivesse per me”. A facc’ ro cazz’, come dicono a Montpellier. Da allora, giuro, ho provato a scrivere, raccontini e raccontoni, ma ho sempre – immancabilmente – fallito. Ammetto di aver sentito un po’ di pressione. Un po’ tanta pressione. Perché non so quanto sia normale che un editor, seppur di una piccola casa editrice di ebook, venga a dire a te, studente 22enne dalle discutibili capacità, che vuole pubblicare qualcosa col tuo nome sopra. Fa un certo effetto, credo. In ogni caso, zero. E vedere una persona riporre così tanta fiducia in te, e non saper cavalcare questa fiducia per portarla a qualcosa di bello, è frustrante. Già.

Scrivere (blog)
Passare a WordPress è stata una mossa azzeccata. La piattaforma è la stessa, ma ora ho la possibilità di avere a portata di clic i racconti e i deliri di gente che scrive come si deve. Si può viaggiare lontano, si possono scoprire film e trovare compagni di assuefazione. È stato un ottimo modo per fuggire dal piattume quotidiano e dimenticare l’afa della Pianura Padana.

Ridurre l’uso di videogiochi
AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!

Leggere qualcosa d’impegnativo
Ci sto provando per davvero, finalmente. Con “I fratelli Karamazov”. Perché se uno si vuole leggere qualcosa d’impegnativo, la via più breve è passare per la letteratura russa. La scelta finale è stata tra Karamazov e Anna Karenina. In seguito all’improvviso moto di panico generato dal pensiero di dovermi sorbire anche solo poche righe più o meno strettamente legate a un qualsivoglia elemento di femminismo (non chiedetemi perché), ho preso le avventure di Ivan, Dmitrij e di quel finto angioletto di Alëša (leggasi: Aliosha). E scoprire, già nelle prime pagine, che anche nella Russia di fine Ottocento si litiga tra fratelli per la Patata, mi è sembrato triste ma al tempo stesso… come dire… rassicurante, ecco.

Migliorare nella corsa
Hell yeah. E adesso c’è pure Runtastic, con la sua assistente vocale freddina ma utile. Obbiettivo: 21 km in meno di un’ora e 50′. D-Day: 20 ottobre. Daje.

Ascoltare nuovi album
Sì e no. Mi è piaciuto il nuovo dei Franz Ferdinand, non ho ancora capito se mi piace il nuovo degli Arctic Monkeys. Ho scoperto i Biffy Clyro e mi sono accorto a distanza d’anni di quanto mi manchino le colonne sonore dei vecchi Fifa. Però giusto oggi ho avuto un’affascinante discussione con una ragazza che in 24 anni di vita è riuscita a essere fan di Slipknot, Tiziano Ferro, Incubus e Gigi D’Agostino (non contemporaneamente, sia chiaro). Il che mi fa pensare per l’ennesima volta che ci sia troppa musica in circolazione al giorno d’oggi per poterci capire qualcosa. Oddio, c’è chi ci riesce. Io no. (Però dal vivo i Ministri spaccano).

Varie
Mi sto imborghesendo. Ora che mi hanno regalato uno smartphone, poi, è la fine. Ah, ho scoperto che preparare cocktail mi dà più soddisfazione del berli. In ogni caso cerco di predicare coerenza e di non oppormi agli sbalzi d’umore.

Do as I say, not as I do.

G-day

Dicono che mi sono laureato.

Finalmente. Non perché fossi in ritardo, ma perché non ne potevo più di passare giornate intere in camera seduto davanti al pc. Giornate passate a inserire note a piè di pagina (101 in totale) e a imprecare contro testi prima approvati e poi rivoltati come un calzino dal relatore.

Relatore che, tanto per non smentirsi, sembrava essere sparito al momento della discussione. È stato rintracciato e avvisato dei 40 minuti d’anticipo sul programma. La commissione pomeridiana stava sfornando dottori a una rapidità indecente. Una vagonata di premurosa tensione si è impossessata del mio esile corpicino ma ha avuto la meglio solo per un attimo, quando alle prime parole ha fatto seguito un lampo accecante di vuoto assoluto. Per fortuna mi sono ripreso. Ho detto tutto quello che dovevo e volevo dire, e l’ho fatto senza dilungarmi troppo. La prima domanda (accordata) del relatore ha trovato una risposta rapida, le altre due (non accordate) qualche tentennamento e almeno un’occhiata d’odio misto a panico. Gli altri commissari hanno avuto pietà, almeno loro. Proclamazione positiva, con lode allegata. Il primo atto da dottore è stato un urlo, giusto fuori dall’auditorium. Ci voleva.

Ma non c’è tempo per adagiarsi sugli allori appena conquistati. Il master in traduzione ha preso il via e, nonostante questo delizioso ponte di inizio novembre, si lavora già a pieno regime. L’orario del primo semestre si presenta in questo modo: sei ore il lunedì, otto il martedì e il mercoledì, sei il giovedì, due il venerdì. Teoria della traduzione e redazione testi (inglese) sono degli attentati allo stato di coscienza belli e buoni. E giustamente sono posizionati là dove l’abbiocco è più frequente, subito dopo la pausa pranzo. Informatica applicata e ricerca documentale trattano male argomenti potenzialmente interessanti, e questo è un vero peccato, mentre traduzione verso l’inglese può contare su un professore/attore (come potete vedere qui), tanto per dimostrare come a S. Leo i personaggi prevalgano sulle persone normali.

In conclusione: ci sarà da lavorare (tanto) e da divertirsi (più o meno). Altro giro, altra corsa.

Si ringrazia Andrea Malvestiti per la foto artistica