Idiosincrasie mattutine #2

Ebbene sì, sono ancora loro. Ho riconosciuto lei in stazione, e lei m’ha portato da lui. Però stavolta mi sono voluto bene, e mi sono messo dall’altra parte del vagone rispetto a loro. Col cavolo che mi fate venire i crampi anche stavolta.

Si comincia subito a Terno con i lamenti (“Ho caaaaldoooo!”, dice lei, con la sua vocina stridula) e con gli abbracci. Alle 7.43 parte il primo limone pesante. Si staccano alle 7.45. Noto con piacere che il loro amore non si è indebolito durante le vacanze pasquali. Alle 7.47 parte la combo limone + abbraccio.

All’improvviso, una voce:

“CACCA!”

C.

 

“Ma dai, non sei andato in bagno stamattina?”
“Eh, no”.
“Neanche per lavarti i denti e la faccia?”
“Eh, no”.

Lei fa la faccia stupita, ma sappiamo benissimo che lo ama anche se non si lava, e anche se ha la morte in bocca.

Lui racconta di come la sua cagnolina abbia con ogni probabilità ingoiato il tappo in gomma del lavello. Dal nulla lei si raddrizza (era stravaccata su di lui) e urla: “Stronzetto!”. Poi ride. Lui, per tutta risposta, le indica la fronte: “Hai un megabrufolo qua! Però deve fare stramale schiacciarlo!”. Come dargli torto.

A Paderno si siedono di fianco a me due ragazze e un ragazzo appena saliti, purtroppo non riesco più a seguire la conversazione dei miei due nuovi eroi mattutini. Dal riflesso sul finestrino vedo però che lei è impegnata a scaccolarsi con insistenza. Poi lui simula lo schiacciamento di un brufolo, e lei se la ride di gusto (ridi, ridi, vedrai quando te lo schiaccia nel sonno).

A un certo punto lei, con la faccia affondata nel pacco di lui, ha un moto di disappunto: “Sei stronzo!”. “Scheeeeerzoooooo!”, risponde lui, con la voce più cantilenante del mondo. E accompagna l’abbraccio consolatore con una mano sul culo. Così, tanto per gradire.

Dopo un po’ la abbraccia, ma sembra volerla strangolare. Deve averla quantomeno stordita, perché lei per dieci minuti non fa altro che fissare il panorama monzese fuori dal finestrino.

A Sesto l’esemplare masculo si riscuote dal torpore. Comincia a percuotersi le cosce. Lei, tanto per cambiare, ride. Male. Non ci avevo fatto caso. Lei ride proprio male.

R.

 

A Milano Greco Pirelli i tre padernesi scendono, ho di nuovo campo libero. Butto un occhio sui due giovani amanti. Stanno limonando. Tutto nella norma.

Sentono che il momento del distacco si avvicina. A un certo punto lei cita Alla ricerca di Nemo, e inizia a ripetere ossessivamente “P. Sherman Wallaby Way Sydney”. Questo solo perché lui le ha stretto le labbra con le dita, dicendole: “Così sembri un po’ Doooooooriiiiiiiiiii! Di Neeeeeeemooooooooo!”.

Lei però è irrequieta:
“Ma la tua via è S. Girolamo o S. Gerolamo? Mi confondo sempre!”.
Lui sorride soddisfatto:
“Geeeeeeeeeerolamo. Lo sbagliano tuuuuuuuuuutti!”.

Bene, ora sappiamo pure dove abita. A questo punto sento che è pronto a rivelarci il pin del cellulare e il codice iban, ma non c’è più tempo. Lui prende a percuotere le cosce di lei, e le percosse fanno intuire un certo flaccidume, nonostante la magrezza complessiva.

Milano Porta Garibaldi. La gente si alza. Faccio in tempo a sentire lei sussurrare: “Che bello, il vagone ora è tutto per noi”.

P.

Scendo, un po’ scosso, prima che sia troppo tardi.

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Idiosincrasie mattutine

Lui ha la faccia simpatica. Quando salgo sul treno, la mattina, cerco sempre di evitare i posti dove non mi è concesso stravaccarmi come meglio credo, e di conseguenza tendo a evitare posti dove sarei costretto a incastrare le gambe con quelle dell’eventuale dirimpettaio, in una sorta di diabolico tetris umano. Ogni tanto, tuttavia, capita che il vagone non abbia “blocchi” vuoti, e a quel punto devi sperare che di fronte a te capitino personcine a modo; persone che non urlino al cellulare, che rispettino il tuo spazio vitale, che non piazzino le loro borse in mezzo ai piedi (in tal caso il tetris passa al livello “insane”, ed è difficile uscirne senza almeno un piede o una coscia addormentati).

Lui ha la faccia simpatica, per quello oggi scelgo il posto di fronte a lui. Ha i capelli castani, corti e dritti, che sfumano sulle guance in una barba di almeno tre giorni. Gli occhi sono leggermente più piccoli della media, e forse è proprio il loro taglio a conferire al ragazzo un’espressione tutto sommato affabile. La partita di tetris comincia e si conclude subito, con un incastro repentino, equo e soddisfacente. L’obiettivo del viaggio è uno solo, dormire, e i presupposti sono quelli giusti. Peccato che poi arrivi lei.

Anche lei ha un viso gradevole. Anche per lei capelli castani, ma i suoi arrivano alle spalle e sono vagamente mossi, mentre una forcina impedisce alla frangia di coprire la fronte, piuttosto alta. Il suo naso è davvero sottile e forma con la linea delle sopracciglia una specie di “T” piuttosto marcata. Il volto di lui si illumina alla vista di lei. Subito lui fa spazio, si sposta verso il finestrino, si protende per un piccolo bacio, sorride, si sposta ancora di più a lato. Prende la tracolla di pelle marrone e la piazza ai suoi piedi, così che l’amata possa adagiarsi su di lui.

La tracolla finisce dritta sul mio piede destro, e per di più l’incontro delle gambe dei due mi impedisce di mantenere la posizione. E così la partita di tetris finisce, l’incastro geometrico si infrange, il pisolino previsto va a puttane. La gamba destra ora è tutta di traverso, appoggiata sulla tracolla di pelle altrui, e tocca appena per terra; la sinistra è messa un filo meglio, ma nemmeno troppo. Prevedendo un effluvio di effusioni tra i due ragazzi, chiudo gli occhi e alzo il volume del lettore mp3. Forse non dormirò, ma perlomeno non assisterò a scene indecorose.

Il primo problema è che, non riuscendo a dormire, mi è difficile tenere gli occhi chiusi, e una sbirciata fuori dal finestrino, ogni volta che il treno si ferma, parte più o meno volontariamente. Il secondo problema è che, guardando fuori dal finestrino, la coda dell’occhio registra anche le azioni dei due amichetti affettuosi. E bisogna dire che, per quanto l’associazione ALDA8 (“Amici del Limone Duro Alle 8”) conti sempre più iscritti, questi due sono degli esemplari davvero, davvero peculiari.

Lei sorride e bacia lui a scatti, come un piccione che becca speranzoso il terreno alla ricerca di briciole commestibili. Sono baci fugaci e casti, a labbra rigorosamente chiuse. Ben più evidenti sono le carezze che accompagnano i baci, delle vere e proprie strusciate verticali che partono dalla tempia e arrivano al mento, travolgendo capelli, orecchie, barba e qualche sporadico brufolo sulle guance. Il piccione si trasforma qui in una mamma gatta più ansiogena che affettuosa.

Lui, per definizione, è uomo, e mica può limitarsi a certi bacettini insipidi. Una volta divincolatosi dalle energiche coccole feline, afferra la testa di lei con le mani aperte e si fionda come un sol uomo ( o meglio, come una sola lingua) sulle labbra della ragazza. Vai così, campione! Falle sentire chi è che comanda! Più che un animale, questo stile mi ricorda quello di un Dissennatore, capace di succhiare la felicità e di assorbire, con un solo bacio, l’anima del malcapitato di turno. Va detto però che almeno loro, gli adorabili Dementors, la lingua la tenevano al loro posto.

P.

Nella speranza che entrambi abbiano mangiato una mentina prima di incontrarsi, richiudo gli occhi, ma i continui impeti di passione mi coinvolgono mio malgrado: sia le ginocchia spigolose di lei, sia le braccia maldestre di lui sentono come il bisogno di rendermi partecipe, di trascinarmi nel tornado di passione che sta infuriando davanti a me. Porca. Puttana. Eva.

A questo punto ecco che arriva l’idea malsana. “Oggi di dormire non se ne parla. A questo punto potrei perfino tenere gli auricolari nelle orecchie ma spegnere il lettore mp3. Se i due parlano come baciano, qualche stronzata uscirà di sicuro”. Mai decisione si rivelò più azzeccata.

Già il tono della voce è tutto un programma. Lei ha la vocina acuta, che soprattutto nelle risate raggiunge frequenze alquanto fastidiose. Ma dei due è la meno peggio. Lui, purtroppo, ha una combo distruttiva, che neanche Yoshimitsu e Jin Kazama messi assieme: ha la voce cantilenante E è molle come un fico. Da sola, la voce cantilenante mi causa qualche problema. È come se l’intonazione uscisse per inerzia, senza un minimo di volontà, qualsiasi sia l’emozione che il parlante vuole far passare. E la cantilena nei bergamaschi, già di loro cantilenanti, è ancor più marcata. Ma se oltre a parlare alla cazzo hai un verve da sacco di patate, allora hai le carte in regola per rovinarmi la giornata.

Penso di aver preso da mio padre, da questo punto di vista. “Grinta” è una parola che usava e usa molto spesso, soprattutto per invocarla nelle persone che ne sono apparentemente prive. Non è timidezza, non è introversione, non è indecisione: è un atteggiamento neutro, vacuo, amebico verso tutto ciò che ti sta attorno. Ed è qualcosa che non sopporto, ai livelli del tonno e di Niccolò Ghedini. Roba che Slowpoke, a confronto, pare Beatrix Kiddo. Con il ciclo.

Immaginate dunque la voce dei due eroi di giornata. Ecco alcuni estratti degni di nota.

(Suoni labiali emessi dal ragazzo.)

– Prrrr. Vrrr. Brum, brum!
– Amore, ma cosa fai?
– Ho voglia di Formula Uuuuuuuuuuuuno.
– Eh eh, allora devi aspettare un bel po’, Tre settimane.
– Ma poi posso vederla a casa tuuuuua?
– Certo, la Formula 1 ce l’ho su Sky Accaddì.
– Ma che bello il mio amoooooooooore!

(Limone di ringraziamento. Lui si lamenta.)

– Ho faaaaaaaaaaaaaame. E ho soooooooooooooonno.
– Amore, hai sonno? Nella pausa, ci prendiamo un caffé, ok?
– Va beeeeeene.

(Limone di conferma. Lei si propone.)

– Vuoi la mia barretta? Amore, vuoi mangiare la mia barretta?
– Noooooooo.
– Davvero, vuoi mangiarla?
– Noooooo, smettilaaaaaaaa, che poi litighiamo.
– Va bene, amore.

(Limone di riappacificazione. Lui insulta.)

-Certo che sei una piccola stronza. Il mio amore è una stronzettaaaaaaaaa.

(Limone di accompagnamento agli insulti. Lei si illumina all’improvviso.)

– Amore, ma ci pensi che sabato saremo in autostrada?
-Sììììììììì.
-Io e te!
-Tu e io!

– Speriamo che questi giorni passano in fretta!
– Sììììììììììì speriamo!

(Limone di speranza.)

Riaccendo il lettore mp3 e richiudo gli occhi.

Francesco Panzeri si ferma a quota “dove è la mia ascia quando serve?”.

Appunti ungheresi (3)

Martedì 25 settembre 2012

Vorosmarty Ter, Budapest

P.

Ore 15.37

Ok, finalmente ho beccato il tour gratuito. Peccato che non sia quello generale, bensì quello sul quartiere ebraico. E va be’, quello generale lo farò domani mattina, tanto non ho niente di meglio da fare.

Ore 16.10

La guida ha un nome molto ungherese e molto simile a Mnm, la sua amica invece si chiama più o meno Shrsc. Andiamo bene.
Alla prima fermata del tour, una statua, ecco il primo momento epico: una ragazza slava viene bombardata da un piccione. Un anziano signore inglese commenta con espressione imperturbabile: “I think it pooed on her head”. Questi britannici, quanto amore!
Nel frattempo due 11enni autoctoni limonano duro sulle panchine.

Ore 16.45

Un tizio sta seguendo la visita con un cartone di pizza in mano. Dalle 15.30.

Ore 17.15

Tour ancora in corso. Mi sembra giusto fare presente che al momento della scagazzata del piccione sulla slava, un tipo le ha offerto della carta igienica. Un rotolo intero. Dopotutto, chi non porta con sé della carta igienica nella tracolla?

Ore 17.22

Un ragazzo mi si è avvicinato e mi ha chiesto il titolo di un film citato dalla guida, probabilmente convinto che me lo fossi annotato. C’è gente che pensa che io mi stia segnando ogni singola parola detta dalla guida, quando in realtà vado discorrendo di pennuti incontinenti e carta igienica.

Ore 17.51

Questi italiani che fanno foto alle targhe in ungherese non li capisco.
L’amica della guida mi ha abbordato per farmi alcune domande sul tour e su come ne ero venuto a conoscenza. Mi ha fatto scrivere l’indirizzo email. L’ha letto e mi ha chiesto di fare lo spelling. Si è riscritta tre quarti delle lettere. Lo so, scrivo troppo bene.

Ore 18.07

Solo per segnalare che il tipo di prima ha ancora il cartone di pizza in mano.

Ore 18.10

Il tour chiude in bellezza. Ruin bar: edificio mezzo distrutto, scritte di ogni tipo sulle pareti, accattivante musica di sottofondo, luci soffuse, tantissimi tavoli per turisti e gente del posto. Mnm chiude urlando “Domani inizia il weekend, qui a Budapest”.
E oggi è martedì. Andiamo bene.

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Qui la seconda parte di “Appunti ungheresi”

Qui la prima parte di “Appunti ungheresi”