Brasil 2014 – Adiós (#08)

Quando tra cinquant’anni mi chiederanno «cosa stavi facendo quando la Grande Spagna di Xavi, Iniesta e Casillas perse contro il Cile e fu eliminata dai mondiali in Brasile del 2014?», e sono sicuro che un fottio di persone mi chiederà una roba del genere tra cinquant’anni, io risponderò che «stavo guardando in streaming un film in svedese». Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve, di Jonas Jonasson (Bompiani, 2011), è un bel libro che 1) diverte e 2) non ti cambierà la vita, ma di sicuro ti rallegra la giornata. Ebbene, dal libro è stato tratto un film, uscito anche in Italia. Peccato che il circuito UCI abbia deciso di proiettarlo ovunque tranne che nel cinema a dieci minuti da casa. Da qui la ricerca disperata in rete e la scoperta dello stream di Hundraåringen som klev ut genom fönstret och försvann con provvidenziali – seppur talvolta sballati – sottotitoli in inglese.

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Fine di un’era?
Ma torniamo ai fatti brasiliani. Al Maracanà, teatro sessantaquattro anni fa della più grande tragedia sportiva brasiliana (la sconfitta con l’Uruguay nella finale del mondiale casalingo del 1950), si è consumato un altro dramma calcistico. Questa volta, però, a essere sacrificata agli dei del calcio è stata la nazionale spagnola, che col suo tiki taka aveva accalappiato due europei e un mondiale. La Spagna è diventata quindi la terza nazione campione in carica, dopo la Francia (2002) e l’Italia (2010), a essere eliminata al primo turno di un mondiale. Le cause? Innanzitutto una stagione sfiancante: Real Madrid, Atletico Madrid e Barcellona non hanno mai potuto alzare il piede dall’acceleratore da inizio settembre a fine maggio. Poi va considerata la frattura mai sanata tra la fazione catalana dello spogliatoio (Piqué, Xavi, Iniesta, Busquets, Jordi Alba, Fabregas) e quella madridista (Casillas, Sergio Ramos, Xabi Alonso): dopo anni passati a insultarsi e menarsi tra loro, è difficile stipulare una tregua per la nazionale. Infine pesa anche il fattore anagrafico: Xavi (34 anni) e Casillas (33) sono sembrati in netta fase calante, e di certo non sono più i fari splendenti che erano anche solo quattro anni fa. Insomma, è arrivata la fine di un’epoca? Marca, il quotidiano sportivo più diffuso in Spagna, non ha dubbi:

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Chissene
È davvero il caso di andarci giù così pesanti? Non penso proprio. Dopotutto molti dei giocatori convocati da Del Bosque hanno l’età per fare almeno altri due mondiali, e i giovani di talento in patria non mancano di certo. Ma in fondo chissenefrega. La Spagna è stata eliminata e, con la sportività che contraddistingue il popolo calcistico, tutti – meno gli spagnoli – sono contenti. A chi passerà lo scettro? Il Brasile diventa automaticamente il grande favorito, ma lo spettacolo offerto contro il Messico ha lasciato parecchi dubbi. La stessa Olanda, capace di spiaccicare le Furie Rosse, ieri ha ballato parecchio contro l’Australia. E la Germania deve ancora confrontarsi con nazionali ben più toste del Portogallo amebico di lunedì. Lo stesso discorso vale per la Francia, mentre Italia e Argentina si sono mostrate parecchio vulnerabili nei rispettivi esordi. Insomma: tutto è ancora in sospeso. Si vedrà.

Europa, Africa, America e Asia
Oggi si affrontano Colombia e Costa d’Avorio, due squadre di fascia media entrambe vincenti all’esordio. Partita da tripla, ma scelgo gli africani (1-2) soprattutto perché hanno Bony, attaccante che adoro. In serata c’è Uruguay-Inghilterra: molto dipende dalle condizioni di Suarez, ma va detto che la difesa della Celeste ha fatto paura contro la Costa Rica. Quindi 2-0 per gli uomini d’Albione. Nella notte partita di importanza minore tra Giappone e Grecia: nel dubbio, 1-0 per gli asiatici.

Brasil 2014 – Se gli olandesi si mettono davvero a volare (#03)

Fino a che punto può l’essere umano medio godere, a livello fisico e mentale, per una singola partita di calcio? Non penso esista una risposta univoca o definitiva, e anche se esiste non la troverete qui. Ma cominciate a prendere un vostro amico, fatelo sedere davanti alla tv e mostrategli Spagna – Olanda. Se il piacere ha un limite, il vostro amico ci arriverà quantomeno molto vicino.

A meno che non sia spagnolo.

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I rossi (in bianco)
Occorre innanzitutto prendere una squadra forte, vincente e pienamente consapevole dei propri mezzi. La Spagna non nasce come squadra arrogante, anzi. Iniesta e Xavi sono amati in tutto il mondo proprio per aver conquistato ogni trofeo possibile e immaginabile senza mai peccare di superbia. Ma le dittature, perfino quelle calcistiche, non sono mai viste di buon occhio. Si consideri inoltre che il dominio spagnolo degli ultimi anni ha portato pure un’influenza linguistica – la manita, il triplete, il falso nueve, per non parlare dell’inflazionatissimo tiki taka – che onestamente comincia a stufare. Se poi aggiungiamo la sboronaggine conclamata di alcuni elementi (Sergio Ramos, Busquets), il quadro è completo.

Gli arancioni (in blu)
Dall’altra parte serve una squadra tanto spettacolare quanto instabile. Provvista di attacco stellare, centrocampo potente e difesa allegrotta, l’Olanda ha alternato prestazioni da urlo (finale in Sudafrica) a blackout assoluti (zero punti a Euro 2012). È arrivato un allenatore coi controcojones, e i suoi meriti sono sotto gli occhi di tutti, ma il fuoco sacro degli oranje è alimentato soprattutto dal loro enorme, implacabile, gelido desiderio di vendetta.

“Often, you quit after two or three goals. But we went on, and on, and on.” – Robin Van Persie

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Blind pennella e Piqué sta a guardare, Robben sgomma e Sergio Ramos arranca, Van Persie vola e Casillas gattona. Fa quasi pena vedere il portiere spagnolo a bocca aperta sul primo gol, in confusione sul quarto e impotente sul quinto; proprio lui, che nel luglio di due anni fa, con la Spagna sul 4-0 contro l’Italia, chiedeva all’arbitro di non far giocare il recupero e fischiare subito la fine della partita «per rispetto dell’Italia», ieri sera non è stato rispettato manco per sbaglio.  Giustamente, vien da dire.

Gli azzurri (e i leoni)
Nella vana speranza che prima o poi compaia sulla Terra un giornalista in grado in pronunciare in modo corretto i cognomi olandesi, questa sera si prospetta un duro ritorno alla realtà con le pedate stitiche e sofferte di Italia – Inghilterra. Poi magari finisce 4-3, ma chissà perché vedo uno 0-0 grande come una casa incombere su Manaus. Le altre partite in programma sono Colombia – Grecia, Uruguay – Costa Rica e Costa d’Avorio – Giappone: favorite le squadre (graficamente) di casa.

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