(n)Euro 2016 – Sonno, sonno, sonno, gol (#13)

Altra partita, altra vittoria, altra rete inviolata. Ma prima del gol di Eder, l’Italia di ieri ha fatto addormentare un po’ tutti. In qualche modo gli stoici membri del (n)Euro team hanno resistito ai richiami di Morfeo, ecco quindi i loro imprescindibili resoconti.

RONF RONF
Vogliamo davvero parlare di Italia – Svezia? Sicuri? Devo ancora svegliarmi dal primo tempo soporifero, l’orario post pranzo non ha certo aiutato. Ho iniziato a guardare questa partita con lo stesso entusiasmo con cui vado a fare la ceretta (donne sapete di cosa sto parlando, uomini immaginatelo) e nel corso dei minuti la situazione non è migliorata. Zero occasioni nei primi 45′, forse qualcosina meglio la Svezia, ma poca roba. Pellè ed Eder non pervenuti. Ma il primo tempo c’erano?
Nel secondo tempo non è che sia cambiato molto… Il sonno è stato interrotto da qualche piccolo urlo, fuori luogo, del telecronista. Cavolo si dormiva così bene! Una siesta perfetta… meglio che durante la MotoGp.
Erano 16 anni che l’Italia non vinceva la seconda partita in un torneo internazionale, e ha rischiato di mantenere la tradizione. Ma ci ha pensato l’italianissimo Eder a sfatare questa maledizione. Tra l’altro ce l’ha un cognome? O è come i Moschettieri, ha solo il nome?

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Eder l’italo-brasiliano. Più brasiliano che italo, via.

Insomma, nonostante una brutta partita, gli azzurri si sono qualificati agli ottavi con un turno d’anticipo, la fortuna di Antonio Conte è iniziata con la Juve e continua imperterrita. Voi vedere che gira e rigira, questi vanno a fare una bella figura?
(Colpoditacco)

ASPETTANDO GODOT
Italia – Svezia si presentava come una vendetta per il noto ‘biscotto’ del 2004 ai danni degli Azzurri, tra Danimarca e Svezia. Il biscotto doveva ancor esser digerito, evidentemente, perché in campo non c’è stato molto dinamismo. La cronaca dell’incontro è priva di eventi calcistici degni di nota. Ibrahimovic e Chiellini prima dell’inizio della gara si sono scambiati un amichevole calcio sugli stinchi. In campo, la Svezia sembrava aspettare l’Italia per colpire, l’Italia aspettava la Svezia per colpire, qualcuno aspettava Godot e il bel gioco, che già di per sé dura poco, stentava a presentarsi. Ibrahimovic e Chiellini nel frattempo si carezzavano a vicenda le tempie con i gomiti.
Dopo Belgio – Italia tutti si chiedevano perché Graziano Pellè avesse fatto carriera all’estero e fosse stato dimenticato dal calcio italiano. Dopo il primo tempo di questa partita anche il padre di Pellè vorrebbe dimenticarlo. La struttura fisica del centravanti italiano, infatti, non gli impedirebbe di stoppare una palla, ma lui non lo sa e non ne è capace lo stesso.
Florenzi, noto destro, è stato schierato da Conte a sinistra come mossa disorientante. La cosa è riuscita così bene che lo stesso Florenzi è stato disorientato e non è stato capace di combinare niente.

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“E mo’, che faccio?”

Giaccherini, alto quanto una zucchina, è disperso in mezzo ai trampolieri svedesi e non riesce a essere l’arma a sorpresa come contro il Belgio. Parolo è soltanto Parolo. Purtroppo. Nell’intervallo, Ibrahimovic e Chiellini escono prendendosi a ditate nell’occhio.
Nella ripresa la musica sembra cambiare e l’Italia sembra più propositiva, Candreva finalmente spinge di più e arriva più volte al cross: vista la qualità dei palloni che calcia, sarebbe stato meglio rimanere anonimo come nel primo tempo. A Florenzi spiegano che deve attaccare nell’altro verso ma sempre sullo stesso lato del primo tempo e lui è ancor più confuso. Ibrahimovic manda un affiliato del suo clan a vendicarsi di Chiellini, che riceve una amichevole gomitata nello sterno. Conte ha paura che l’Italia possa segnare e mette in campo Thiago Motta e Sturaro. Parolo prende una traversa e se la porta a casa per farci una mensola, credendo di essere all’IKEA.

Quando la partita sembra ormai trascinarsi verso lo 0 a 0, ecco che si rivela quello che è stato il piano di Conte sin dall’inizio: fare come il pugile suonato, aspettare che gli altri si stanchino per poi assestare un colpo. Ed è così che Eder, che durante tutta la gara risultava non pervenuto, ha un guizzo. Come lo studente dell’ultimo banco che tutto il giorno dorme in classe e poi all’improvviso si risveglia e i compagni si chiedono “E questo chi caz.. è? Sta in classe con noi?”, prende palla dal vertice dell’area, converge portando a spasso i difensori svedesi – che ancora si stavano chiedendo chi minchia fosse quello lì – e mette in rete all’88° il gol che qualifica l’Italia agli ottavi. Ibrahimovic per la stizza usa Giaccherini come stuzzicadenti e poi prosegue a fare a pugni con Chiellini anche a fine partita sotto la doccia, dove tutt’ora pare i due si stiano scambiando cortesie.
(Gintoki)

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“Dai, gioca con me!”

IBRA FLOP, MA PURE L’ITALIA…
Ci sono due trademark in questo Europeo 2016: 1) le partite sono, in media, tutte noiose e 2) si risolvono negli ultimi minuti.
Gli italiani cercano di distinguersi dalla massa? Neanche per idea.
La noia aleggia mortifera su tutto il primo tempo. Nessuna vera azione da gol, gli svedesi rimpallano tutti gli stentati attacchi italiani e la difesa italiana fa lo stesso con l’evanescente attacco svedese. Ibrahimovic si dimostra, una volta di più, uomo da club e non da nazionale.
Il resto della formazione color canarino è tutto giocato su qualche “piede educato” (tre giocatori, Ibra compreso) e la grinta isterica di John Guidetti. Non certo un Messi in salsa di renna.

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Tutta la disperazione di Guidetti (per la propria prestazione orrenda).

Mi immagino già i titoli e i commenti sulla prestazione italiana… e mi viene il male. L’Italia ha giocato male contro una formazione mediocre. La squadra è senza idee a centrocampo e senza un vero guizzo in attacco. Pellè, mezzo infortunato, non incide e Eder non è pervenuto fino a fine partita. E, giuro, continuo a ritenere l’italo-brasiliano un giocatore sopravvalutato.
Il secondo tempo promette qualcosa in più, ma dopo qualche minuto di corsa si ritorna sui ritmi blandi e sui passaggi lunghi a saltare la mediana italiana. Questi incomprensibili lanci di Bonucci sono vera pacchia per difensori alti e fisicamente forti come quelli svedesi, ma se hai un centrocampo senza un’idea una, l’unico modo per mettere un pallone in area è farlo partire da distanze siderali.
Ibrahimovic gira al largo dall’area italiana e non mette paura (anche perché Chiellini gli è incollato alle caviglie). L’Italia prende un po’ di coraggio, anche grazie all’arretramento del baricentro svedese, e mette paura ai figli dell’IKEA (traversa di Parolo sul primo cross decente della partita).
Il gol arriva nel giro di pochi minuti grazie al gioco a palla bassa ed Eder, fresco visto il fancazzismo precedente, si mangia tre birilli gialli e la piazza nell’angolino basso. Obiettivamente un bel gol, che servirà a mascherare ancora un po’ la pochezza di questa formazione.
(Zeus)

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Degna rappresentanza italica in quel di Tolosa.

(n)Euro 2016 – Tra hipster, riccioloni e braghe del pigiama (#04)

Per concludere la presentazione delle 24 squadre di Euro 2016, a voi il girone di una delle grandi favorite (il Belgio, eh, mica l’Italia) e il gruppo simpatia – perché in ogni grande torneo c’è sempre un gruppo che punta tutto sulla simpatia (CR7 escluso, ovviamente). Ecco, dunque, i gironi E e F presentati da Colpoditacco (https://colpoditacco.me/) e Gintoki (https://shockanafilattico.wordpress.com/).

GIRONE E: ITALIA – BELGIO – SVEZIA – IRLANDA
Autrice: Colpoditacco

ITALIA
Al grido di: “San Pellè pensaci te”, l’Italia è pronta conquistare la Gallia. Non è sicuramente un’armata, né una corazzata, è più… un gruppo di gente che si conosce, che ha deciso di andare in Francia nello stesso periodo. Ché poi si sa… a giugno si spende meno! Antonio Conte punta tutto sulla difesa, unica certezza: della serie non facciamo gol ma nemmeno li prendiamo. Anche se Bonucci e Chiellini in azzurro diverse cazzate le hanno fatte. Ma incrociamo le dita, anche quelle dei piedi, e siamo fiduciosi. Il centrocampo poteva essere migliore con Verratti e Marchisio, ma anche io potevo essere 180 centimetri e avere gli occhi verdi, quindi bisogna accontentarsi di quello che si ha: Motta, De Rossi, Giaccherini, Sturaro (ok basta, non ce la faccio a scriverli tutti). Gli attaccanti sono pieni di volontà ma poco incisivi, sono più CANIni. Sono un po’ il contrario di quello che dicevano i prof ai genitori: “Si impegnano ma non sono bravi”. Detto questo, speriamo nel miracolo o quantomeno di passare il turno. Dopotutto Conte ha scelto i giocatori meno stanchi… infatti la maggior parte di loro ha passato la stagione in panchina come riserva. Un plauso al povero Thiago Motta per il coraggio di indossare il 10: ditemi la verità, voi al suo posto lo avreste preso?! Io no!

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2018: Riccardo Montolivo

BELGIO
Il Belgio è tra le favorite di questo Europeo. E in genere le favorite, alla fine, non vincono mai. Speriamo non ci stiano leggendo da Bruxelles e zone limitrofe, altrimenti dobbiamo chiudere e sarebbe un peccato. I Diavoli Rossi sono in formissima, hanno giocatori fortissimi in ogni reparto (Lukaku, De Bruyne, Carrasco, Witsel, Hazard, Fellaini, Nainggolan, Courtois… va be’ tutta la squadra) e sono secondi nel famigerato ranking FIFA, che è come essere secondi nella classifica dei più fighissimi del mondo. Insomma, visti così mettono i brividi, soprattutto se guardi anche i loro capelli: Nainggolan, Fellaini e Witsel saranno quelli che Conte terrà più sott’occhio. L’indivia tricotica può generare mostri.

 

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Riggioloni agghiaggiandi.

SVEZIA
Se si dice Svezia, si dice Zlatan Ibrahimovic. Lui è uno e trino, quindi non mi stupirei di vederlo giocare contemporaneamente in porta, difesa e attacco. In alcuni tratti della partita potrebbe farlo davvero, anche perché la Svezia non è che abbia grandi giocatori. Resta comunque una squadra velenosa e soprattutto che fa dei biscotti velenosi (vedi Europei 2004, Svezia e Italia nello stesso girone), ma poco temibile sotto il profilo tecnico e tattico, come direbbero quelli che masticano calcio. Da tenere d’occhio anche Kim Kallstrom e non perché sia particolarmente bello. Anzi.

 

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Va’ che bell’ometto.

IRLANDA
L’Irlanda potrebbe essere definita come squadra materasso… nel senso che a guardarla ci si addormenta. Gli allegri giovanotti carichi di Guinness (per non pensare al girone che li aspetta) e di quadrifogli (ché almeno portassero fortuna), affrontano questo Europeo con intensità calcistica, tipica di quelli che non hanno nulla da perdere… se non le partite. La squadra allenata da Martin O’Neill potrebbe mettere in difficoltà qualsiasi avversario, ma sarà probabilmente destinata all’ultima posizione del girone. Sempre che l’Italia non le rubi il posto. Robbie Keane non è più un pischello, ma non gli manca il fiuto del gol.

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Nel dubbio basta bere e non guardare.

 

GIRONE F: PORTOGALLO – ISLANDA – AUSTRIA – UNGHERIA
Autore: Gintoki

PORTOGALLO
Il calcio molto tecnico, palla a terra e con giocate di fino spinge molti a considerarli i brasiliani d’Europa. In effetti il paragone ci sta, con l’unica differenza che il Portogallo nella propria storia come trofeo ha alzato solo una beneamata ceppa. Stella della squadra è indubbiamente Cristiano Ronaldo coi suoi addominali che fanno provincia e il conto in banca pari al bilancio di uno Stato. Occhio anche a Bernardo Silva, classe ’94, trequartista del Monaco che si è messo in luce durante l’Europeo U21 nel 2015 per il proprio talento e che ha attirato l’attenzione di molti top club, tra cui la Juventus. Con le sue occhiaie da studente fuori sede e le movenze ineleganti ma efficaci, è considerato l’opposto di CR7.
I Lusitani non dovrebbero avere difficoltà a vincere il girone, a meno che non decidano di farsi del male da soli. Cosa in cui sembrano riuscir bene: l’Europeo 2004 è ancora vivo nel loro ricordo.

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«Finché non mi scattano la foto, non mi muovo».

ISLANDA
L’Islanda è il vero oggetto sconosciuto del girone, non avendo mai preso parte alle fasi finali di competizioni internazionali. L’ultima volta che degli islandesi si sono affacciati sul continente sarà stato intorno all’anno 1000 a bordo dei Drakkar. Il loro isolamento calcistico li rende la nazionale più indie dell’Europeo; inoltre dalle vulcaniche terre ghiacciate vengono i Sigur Ros e lì ha sede una versione dell’ATP Festival di Londra molto alternative: se cercate hipsteria, è l’Islanda la squadra da tifare. Anche se alcuni già lamentano che qualificarsi sia stato troppo mainstream.
L’uomo d’esperienza del gruppo è l’eterno Guðjohnsen, 37 anni, girovago del continente anche ad alti livelli (ha militato, tra l’altro, nel PSV, nel Chelsea, nel Barcelona e nel Monaco), che dopo aver dato l’addio alla Nazionale in seguito alla sconfitta nei playoff di qualificazione al Mondiale 2014, è stato convinto dal CT a tornare a marzo per dare il suo supporto – morale più che fisico – al gruppo. Curiosità: chissà se i tifosi del Pescara ce l’avranno ancora con loro, quando l’anno scorso la Federazione Islandese decise di convocare (con largo anticipo) il loro centrocampista Birkir Bjarnason, facendogli saltare la finale di ritorno dei playoff-promozione in Serie A che il Pescara doveva giocare contro il Bologna: e alla fine chi vinse? Il Bologna.

 

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L’entusiasmo medio di un hipster islandese.

AUSTRIA
L’Austria è stata tra le sorprese delle qualificazioni, chiudendo il girone al primo posto da imbattuta (9 vittorie e un pareggio) davanti a Russia e Svezia, guadagnandosi con autorevolezza la propria seconda qualificazione agli Europei dopo quella del 2008, anche se lì erano presenti di diritto come Paese ospitante (ti piace vincere facile?). L’elemento di spicco è David Alaba, difensore del Bayern di Monaco classe ’92, uno che unisce quantità alla qualità: ha un gran sinistro col quale è in grado di servire agli attaccanti un biglietto alta velocità verso la porta. O verso il parcheggio dello stadio, quando sbaglia a coordinarsi.
Per il girone non dovrebbero esserci problemi a passare il turno accanto al Portogallo, ma bisognerà vedere se Islanda e Ungheria saranno d’accordo.

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«Ti andrebbe un po’ di Schweppes, solo io e te?»

UNGHERIA
L’Ungheria torna alla ribalta dopo 44 anni dall’ultimo Europeo giocato e 30 dall’ultimo Mondiale: negli anni ’40 e ’50 la Nazionale magiara insegnava calcio a tutti, ma dopo la sconfitta nella finale del Campionato del Mondo del 1954 subìta dalla generazione di fenomeni passata alla storia come “Squadra d’oro (Aranycsapat)” è iniziato un lento declino. Oggi non ci sono nomi altisonanti e la maggior parte dei calciatori della rosa milita nel campionato ungherese e in quello polacco, che non esprimono un grande tasso tecnico. Il miglior giocatore della Nazionale, di cui è anche capitano, è Balázs Dzsudzsak (pronuncia: Balàsh Giugiàk),  ma il simbolo della squadra è il portiere Gabor Király, uno che sembra un impiegato del catasto che sta andando a buttare la spazzatura col suo tutone della domenica pomeriggio. Speranze di passare il turno: molto basse, quanto quelle di un telecronista italiano di riuscire a dire tutti i nomi della formazione senza sbagliarne uno.

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«Amò, te l’ho detto, finisco la partita e poi piscio giù il cane, 5 minuti».